ASCOLI PICENO – “Ogni grande cosa all’inizio deve indossare una maschera spaventosa….” scriveva Nietzsche, forse a queste parole del filosofo tedesco pensavano i vertici del Partito Democratico quando hanno deciso di rieleggere come Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, scelta che poi ha portato all’incarico di formare il nuovo esecutivo ad Enrico Letta in un governo di larghe intese insieme al Popolo delle libertà e a Scelta Civica. Se la mossa si rivelerà giusta lo scopriremo nei prossimi mesi, ma intanto per la base del partito questa “cosa” indossa veramente una maschera spaventosa, e dilagano tra di loro delusione e rabbia tanto da decidere di autoconvocarsi in una riunione per fare discutere sull’evolversi dello scenario politico.

Ecco così in scena una autoconvocazione della base del Pd e della sinistra che si è spontaneamente incontrata mercoledì 24 aprile alla libreria La Rinascita di Ascoli.

“Hanno tradito le nostre aspettative – esordisce Mario che per primo ha voluto prendere la parola – non è questa la linea che ci hanno paventato in campagna elettorale, e questo cambio di rotta è stato deciso senza che ci fosse un congresso a stabilirlo. Io spero che sia un governo solo di scopo ma non credo che sarà così, si rischia di cadere in una trappola fatta da Berlusconi che al momento opportuno si smarcherà portando la nazione di nuovo ad un voto che probabilmente vincerà“. Subito la discussione si anima e c’è chi gli fa notare che ora il Pd sarà ostaggio del Cavaliere e dovrà solo ratificare le sue scelte, altri pensano che creare divisioni sia la malattia del partito e alcuni minacciano di non rinnovare la tessera se questo governo dovesse fallire.

Ma c’è anche chi appoggia la scelta dei vertici, come una anziana signora che si alza e riprende gli altri: ” Io ho qualche anno in più di voi e sono convinta che fare un governo fosse una grande necessità, capisco le perplessità ma di fronte a Grillo che prende il 25% dobbiamo dimostrare che siamo capaci a fare le riforme necessarie, Letta è una persona che ha competenze specifiche e in questo momento ci vogliono persone decise e preparate. Non c’è solo la legge elettorale a questo paese serve uno slancio dell’economia perché il rigore senza sviluppo non porta da nessuna parte”.

In molti si chiedono se il Pd sia un partito ancora di sinistra e per quale motivo non sia stato votato una persona come Rodotà e come ora si possa conciliare lo stare in un governo con Berlusconi e l’antiberlusconismo e come la base possa accettare un governo con Alfano e la Gelmini. In chiusura arriva il consigliere comunale Valentina Bellini e anche lei attacca duramente: “Con questa scelta scellerata abbiamo fatto tanti guai, proprio nel momento che il Movimento 5 Stelle ci aveva strizzato l’occhio noi gli abbiamo fatto capire che forse era vero quando dicevano che eravamo tutti uguali. Ora abbiamo dato le riforme in mano a Berlusconi, non sono una persona che vede complotti ovunque ma arrivati a questo punto sono convinta che all’interno della classe dirigente del Pd ci sia un pezzo che è entrato solo per depotenziare il partito e garantire continuità con i poteri forti, per questo io non me ne vado perché credo in questo partito. Come eravamo vicini ad un vero cambiamento l’intervento su Prodi è stato di una tale violenza da ricordare le metodologie mafiose e terroristiche, ora con la direzione provinciale stiamo preparando un documento che invieremo a Roma chiedendoli che arrivati a questo punto almeno si centrino gli obiettivi delle riforme”.

Comunque vadano le cose un fatto è certo: tra vertici e base del partito si è creata una frattura che difficilmente si potrà sanare. Questo si evince non dalla rassegnazione ma dalla rabbia nelle parole dei militanti e dalle loro voci quasi strozzate dall’arrabbiatura, un patrimonio inestimabile quello di una base che con tale fervore e passione non perde la voglia di continuare a discutere e confrontarsi, un patrimonio che ora il Pd rischia seriamente di perdere.

 

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