ASCOLI PICENO – Si è svolta questa mattina, davanti al collegio giudicante del tribunale di Ascoli (Presidente Emilio Pocci, a latere Giuliana Filippello, Marco Bartoli), una fase cruciale del processo relativo all’inchiesta su presunte irregolarità nella nomina, tra il luglio 2007 e il luglio 2008, di uno specifico medico, quale responsabile della Struttura Semplice UTIC dell’Unità Cardiologica del Mazzoni di Ascoli Piceno.

Per il reato di tentata concussione, sono, quindi, finiti alla sbarra – con l’udienza preliminare che si svolse il 17 maggio del 2011, e con successive tappe processuali di natura tecnica  – Michele Carmosino, all’epoca dei fatti direttore dell’Asur 13; Francesco Cipollini, ex capo dipartimento Area Medica dell’Asur 13, attualmente in pensione, e Virgilio Petrucci, medico del Mazzoni e responsabile sindacale CGIL medici.

A sporgere denuncia contro i tre funzionari, il 20 maggio del 2008, fu Luciano Moretti, direttore dell’ Unità Cardiologica del Mazzoni di Ascoli. Secondo la querela, infatti, Moretti avrebbe subito forti pressioni da Carmosino, mirate ad indicare uno specifico medico quale responsabile dell’Unità di Terapia Intensiva Coronarica, o della struttura di degenza cardiologica, nonostante lo stesso Moretti gli avesse segnalato già da tempo un altro nominativo per quella posizione aperta.

Di fronte alle resistenze del direttore dell’Unità Cardiologica – secondo gli atti d’accusa – Carmosino avrebbe programmato e minacciato un eventuale scorporo dell’Unità di Terapia Intensiva Coronarica, col duplice scopo di aggirare l’ostacolo ed amplificare ulteriormente la pressione su Moretti. Tra le altre accuse, infine, ci sarebbe anche quella di averlo indebitamente accusato di un illecito utilizzo di fondi, ma sempre con lo scopo di esercitare pressioni per la nomina del medico segnalato.

L’apporto degli altri due indagati, Francesco Cipollini e Virgilio Petrucci, sarebbe stato tutt’altro che secondario: entrambi, infatti, secondo l’accusa, avrebbero affiancato Michele Carmosino, concordando con lui le modalità con cui dovevano essere esercitate le pressioni su Luciano Moretti, volte a costringerlo a sottostare alle indicazioni nella scelta del futuro responsabile dell’Unità di Terapia Intensiva Coronarica del Mazzoni.

Nell’udienza di questa mattina, Luciano Moretti ha ribadito fermamente le accuse, secondo cui i tre funzionari avrebbero, in sostanza, complottato tra loro per supportare la nomina di un medico specifico, con l’aggravante, per Carmosino, di aver esercitato pressioni su di lui e che se si fosse messo di traverso, nella scelta del medico per l’Unità di Terapia Intensiva Coronarica, questo avrebbe comportato serie conseguenze per la sua carriera. Una presunta minaccia che, però, come Moretti stesso ha dichiarato al Presidente del collegio, non ha avuto seguito.

Non solo. Secondo la sua testimonianza, la segnalazione del medico prescelto per quel posto vacante arriverebbe anche dai piani alti della politica, in particolare dall’assessore regionale, Antonio Canzian,  anch’egli indagato per lo stesso reato nel 2009, insieme a Carmosino. L’inchiesta della procura ascolana si allargò a macchia d’olio e sotto la lente del Pm, Umberto Monti, finirono le telefonate di alcuni medici, tra cui quella tra Michele Carmosino e Antonio Canzian. Il magistrato, però, concluse per l’estraneità di Antonio Canzian, grazie all’interrogatorio reso dal medico che spiegò il senso di quanto si diceva nella telefonata. Il fascicolo a carico dell’assessore regionale venne, così, stralciato e la sua posizione archiviata.

Il prossimo 12 giugno il processo proseguirà con l’audizione di alcuni testimoni del Pm, Cinzia Piccioni.

 

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