ASCOLI PICENO – Dopo quasi sei ore e mezza di arringhe difensive, è terminata oggi pomeriggio l’udienza del processo, che si svolge con rito abbreviato, per l’omicidio di Rossella Goffo, la funzionaria della Prefettura di Ancona, svanita nel nulla dal capoluogo dorico il 4 maggio del 2010 e rinvenuta cadavere il 5 gennaio del 2011 al Bosco dell’Impero ad Ascoli.

Alvaro Binni, il tecnico della Questura di Ascoli, è l’unico indagato del processo, sul cui capo pende l’accusa di omicidio volontario con le aggravanti della minorata difesa e futili motivi. La sentenza è stata, dunque, rinviata a domattina, non prima delle repliche delle parti.

La Procura di Ascoli Piceno ha chiesto 30 anni di reclusione per Binni, mentre la convinzione della difesa, composta dal penalista romano Bartolo Pasquale, e l’avvocato Sabatino Ciprietti di Pescara,  è quella che convalida e ribadisce l’innocenza dell’imputato. Ed è stato proprio l’avvocato Bartolo Pasquale che, al margine dell’udienza cominciata questa mattina davanti al Gup Rita De Angelis, con l’illustrazione della tesi difensiva, a ribadire con forza questa convinzione:”Non ci sono prove”, dice Bartolo. “Per condannare qualcuno bisogna andare al di la di ogni ragionevole dubbio, ed è per questo che abbiamo chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste”.

La difesa ha contestato in toto l’impianto accusatorio della Procura, in particolare le analisi delle celle telefoniche. Secondo la ricostruzione dell’accusa, il telefono cellulare di Alvaro Binni sarebbe stato localizzato proprio sul luogo del delitto, nel momento stesso in cui stava occultando il corpo della vittima, con una telefonata in entrata e, pochi istanti dopo, un’altra in uscita.  Il fatto che i segnali del suo telefonino si siano sovrapposti nel Bosco dell’Impero, è stato appurato anche dall’esperto di comunicazione Bruno Pellero, perito nominato d’ufficio.

Per i legali di Binni, invece, i segnali del cellulare dell’imputato potevano certamente accavallarsi in un’area ristretta, ma che la stessa poteva estendersi almeno fino al Pianoro di Colle San Marco, nei pressi del Sacrario Partigiano, luogo in cui lo stesso Binni ha sostenuto di trovarsi il giorno dopo in cui di Rossella Goffo non si seppe più nulla. “Le celle telefoniche, conclude Bartolo, dimostrano che Alvaro Binni ha detto la verità”.

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