ASCOLI PICENO –  Preparare le nuove leve della politica alla partitocrazia, a questo sarebbero utili le giovanili dei partiti, secondo l’opinione di Francesco Costa pubblicata sull’ultima edizione domenicale del Sole24Ore. Abbiamo chiesto a Francesco Ameli, in qualità di esponente della direzione nazionale dei Giovani Democratici, quella che dovrebbe essere la fucina del rinnovamento piddino, cosa ne pensa di questa visione e quali sono le posizioni dei GD in relazione alle ultime scelte del loro partito.

In un articolo apparso domenica 12 maggio sul Sole24Ore, Costa sostiene che i partiti oggi usino le giovanili per parcheggiare i ragazzi fino ai 30 anni in una sorta di limbo, in cui, complice una politica sempre più autoreferenziale, si azzera il loro contributo rispetto alle linee politiche degli “adulti”, impegnando gli iscritti in lotte di “potere senza potere” che finiscono per perpetuare lo status quo della vecchia politica. Come esponente dei GD, ritieni che l’analisi sia giusta?

Ho letto con molto interesse l’articolo di Francesco Costa, ma penso che quest’ultimo commetta degli errori  di valutazione. Ritengo infatti che ogni organizzazione giovanile di partito abbia una propria storia, scandita da fatti in base ai quali valutare se nelle giovanili i ragazzi vengano “parcheggiati”. Inoltre è sbagliato identificare i GD con la semplice fusione delle classi dirigenti di giovani di Margherita e DS. Probabilmente, questa chiave ricostruttiva è più utile a spiegare la nascita e la conformazione del PD. In realtà, la maggioranza degli aderenti ai GD non proviene né dai DS né da DL ed il caso ascolano ne è la dimostrazione. Francesco Costa, inoltre,  trascura la forte influenza che i Giovani Democratici hanno esercitato sulle scelte del Partito Democratico su temi importanti come i referendum sui beni comuni ed il lavoro. Purtroppo non vedo lo stesso protagonismo nelle scelte politiche da parte delle altre organizzazioni giovanili.

Si parla sempre più spesso dei giovani e del crescente disinteresse che dimostrano nei confronti della politica. Dopo l’esito delle elezioni di febbraio, lo sfaldamento che ha colpito la dirigenza del Pd, i giovani militanti del partito di centro-sinistra che strada hanno deciso di percorrere? Critica o no degli “adulti”?

Sarebbe un errore considerare la questione generazionale l’ unico punto di discussione. Rinnovare il partito attraverso un’azione che si limiti semplicemente a sostituire la classe dirigente, senza modificarne i metodi, vuol dire fermarsi su un binario morto. E i metodi passano anche attraverso proposte chiare da dare al Paese. Ma per chiarire le idee è necessario quanto prima un congresso. Per cambiare le cose c’è bisogno di metterci la faccia e i tanti nuovi giovani che si sono avvicinati ai GD, prima e dopo il periodo di campagna elettorale, fanno ben sperare per il futuro. Il cambiamento deve avvenire dall’interno.

Se non siete d’accordo con un linea politica o con qualche decisione, avete degli strumenti concreti per far sentire la vostra voce alla dirigenza del partito, o dovete sperare che qualche adulto di rilievo vi ascolti e vi sostenga davvero?

I Giovani Democratici, grazie alla carta di cittadinanza, fanno parte a pieno titolo del Partito Democratico. Abbiamo nostri rappresentanti in tutti gli organi decisionali del partito, quindi gli strumenti per dire la nostra ci sono. Certo ce ne potrebbero essere di migliori, ma non possiamo aspettare che qualcuno venga e ci prenda per mano.

Durante le votazioni per il Colle, l’On. Agostini ha dichiarato ai giornali di non aver votato Marini anche per rispettare la posizione dei GD. Lui vi ascolta o vi sprona a ricorrere alle “iniziative giovanili”?

L’On. Agostini è un punto di riferimento per l’organizzazione giovanile, ed è anche grazie al suo sostegno se oggi possiamo dire la nostra in maniera autorevole. Certo, lui ci ascolta, ma ciò non significa condividere tutto. Possono esserci differenti vedute, ma l’importante è giungere a dei punti di incontro. Facciamo spesso iniziative insieme e con target diversi. Ci è sempre stato vicino e speriamo possa continuare a farlo.

Il MoVimento 5 Stelle, che ha alle spalle strategie di comunicazione di impatto e che è diventato il primo partito italiano puntando tutto sul rinnovamento e svecchiamento delle istituzioni, non ha un movimento giovanile in cui si fa la gavetta politica. Secondo te è un bene o un male?

Vero, il M5S ha strategie di comunicazione di impatto ma a queste dovrebbero affiancarsi proposte politiche concrete. Altrimenti si rimane nell’angolo senza essere decisivi. “A cosa serve avere le mani pulite se si tengono in tasca?”(Don Milani n.d.r.). E non è un caso se ora i sondaggi lo stanno dando in calo. Ritengo che la gavetta politica sia necessaria, soprattutto per fare esperienza. Tuttavia, prima di affrontare la questione giovanile, il M5S dovrebbe preoccuparsi di risolvere i problemi di democrazia interna. Che valore possono avere le opinioni dei membri di un’organizzazione giovanile se alla fine si decide tutto con qualche post su un blog?

Forse, se c’è un problema con le giovanili, in maniera particolare con quelle del Pd, è che ricalcano un modello troppo antico, nato nel dopoguerra. Oggi i sistemi di comunicazione non sono più quelli di una volta. I GD di Ascoli con “Stand-Ap!” hanno fatto un bel passo in avanti. Che riscontri state avendo?

I sistemi di comunicazione non sono più quelli di una volta, ma è necessario che al confronto virtuale si affianchi quello fisico. Non vedo nulla di strano nella parola “congresso”, un’occasione in cui si confrontano differenti idee di futuro. Vorrei chiarire una cosa: l’organizzazione dei Giovani Democratici non viene riunita soltanto per essere comitato elettorale del leader nazionale di turno, ma rappresenta la più grande e strutturata organizzazione giovanile d’Italia. Con “Stand-AP!”, per la prima volta a livello regionale, abbiamo cercato di dare partecipazione anche ai tanti ragazzi che sono fuori sede e non possono sempre partecipare alle nostre riunioni. Il progetto sta andando avanti ed abbiamo già iniziato a discutere delle idee messe in campo sul portale, perché ricordiamoci come la tecnologia ed i social network sono catalizzatori utili ma non certo sostitutivi.

Sulle criticità del nostro territorio (deindustrializzazione, lavoro, disoccupazione giovanile) il vostro punto di vista è concorde o no con gli “adulti”?

Se per adulti intendiamo il Partito Democratico,  abbiamo molte idee in comune. Dovremmo puntare di più sull’internazionalizzazione e sul network di enti locali. Ma non è solo la politica che deve darsi da fare. C’è bisogno di una classe imprenditoriale all’altezza, ben lontana da quegli imprenditori che non hanno scelto di investire un soldo della cassa del mezzogiorno in ricerca e riconversione produttiva. ­­­­­

I GD come considerano il movimento “Occupy PD”, sorto all’alba del secondo mandato di Napolitano per esprimere il parere contrario di quella parte di elettorato del centro-sinistra al governo di grande coalizione?

Tutti noi abbiamo vissuto con profondo disagio il susseguirsi degli eventi che hanno soffocato la possibilità di un governo di cambiamento e che hanno avuto per conseguenza la nascita del governo Letta. I ragazzi di “Occupy PD sono un interlocutore importante in un passaggio delicato come questo. Ora c’è la necessità di “rifondare” il PD con l’ausilio di un congresso in cui esaminare cosa sia meglio fare per il futuro. Ai meno attenti, però, vorremmo ricordare che già da anni mettiamo in pratica la “strategia” di “Occupy PD, attraverso la nostra presenza nei circoli, nelle feste, nei gazebo e nelle discussioni. Spero che questo movimento non serva ancora una volta a qualcuno per potersi “riciclare” politicamente e organizzare la corrente di turno. Sarebbe un errore gravissimo. Anche nel nostro piccolo ci siamo visti, ma senza “occupare”. Ci siamo confrontati e abbiamo provato a dire la nostra negli spazi di discussione.

Veniamo ora a Guglielmo Epifani, da pochi giorni alla guida della segreteria del Pd. Certa stampa lo ha definito “traghettatore”, Civati lo vede solo in veste di “reggente” temporaneo e i GD come lo considerano?

Gulielmo Epifani dovrà svolgere un ruolo di garanzia che ci porterà alla prossima fase congressuale, luogo dove rilanciare la sfida del Partito Democratico. Non aggrappiamoci ai nomi, guardiamo alle priorità in questo lasso di tempo. Epifani ha il compito di riavvicinare il progetto del PD alla sua base, attraverso la riattivazione e la valorizzazione dei territori e con scelte politiche che diano immediate risposte alle nuove generazioni e ai più deboli. La strada è tortuosa, ma non c’è alternativa. Il PD è l’unico partito non personale del Paese ed è per questo che, ripeto, spero che al congresso venga dato ampio spazio alle buone idee e che a queste si affianchi un segretario in grado di riattivare la “connessione sentimentale” con i nostri militanti e con tutti quelli che non hanno scelto il Partito Democratico. Mi spiego meglio: la composizione demografica dei principali elettorati elaborata dall’Ipsos qualche giorno fa deve far riflettere. Il PD non può pensare di essere rappresentativo solo per la maggior parte dei pensionati. Dobbiamo “riconnetterci” con studenti, operai, impiegati e disoccupati.

 

 

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