ASCOLI PICENO – Un nuovo round è andato in scena nel pomeriggio di lunedì nello scontro, ormai totale, tra il sindaco Guido Castelli e l’ex assessore alla Cultura e allo Spettacolo Davide Aliberti. Si è trattato di un match ravvicinato con il primo cittadino che prima di iniziare il Consiglio Comunale ha voluto dire la sua con il suo ex compagno di maggioranza che lo ascoltava impassibile seduto nella prima fila delle sedie e non sui banchi dei consiglieri.  E sono state parole forti quelle di Castelli con toni a tratti rabbiosi, non risparmiando stoccate neanche a Travanti, da lui definito “l’ideologo”.

“Non si può fare l’assessore quando si pensa ad altro – esordisce il sindaco – ho cercato di recuperare la situazione con Aliberti ma non ci sono riuscito ed era oramai impossibile continuare il rapporto politico. Il 2012 è stato un anno orribile dal punto di vista finanziario e bisognava ridimensionare in maniera corretta anche le spese per lo spettacolo e per l’intrattenimento e questa cosa ha provocato in lui una grossa insofferenza. I manifesti per la città con il logo della sua lista “Ascoli per Ascoli” sono già una anticipazione di campagna elettorale, scelta legitima ma incompatibile con lo stare assieme: noi non vogliamo Cavalli di Troia come bombe ad orologeria al nostro interno. Noi continueremo ad operare portando avanti il nostro programma e la maggioranza è robustina, ognuno si gioca la partita come meglio crede ma o si sta con il re o si sta con la regina“.

Poi il discorso del sindaco si sposta sul tema del Contenzioso e delle due presunte eticamente gravi pratiche nascoste ad Aliberti e che portarono alle dimissioni dalla delega dell’ex assessore. Castelli afferma di aver appreso delle insinuazioni dai giornali e che una volta chieste spiegazioni ad Aliberti lui non ha avuto niente da dire. E qui si scalda notevolmente l’animo del sindaco che come punto nell’orgoglio tuona: ” Nessun atto neanche minimamente avvicinabile alle circostanze dette è stato da me firmato. Io non ci sto e respingo queste accuse al mittente. Ho già preso appuntamento con la Procura della Repubblica per vedere se è ipotizzabile che ci sia stata una lesione all’immagine di questa Amministrazione, come disse Falcone la cultura del sospetto non è anticamera della verità ma è l’anticamera dell’abominio, se qualcuno ha sbagliato pagherà ma se invece queste accuse si rivelassero infondate chi ha messo in piedi questa storia ne risponderà”.

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