ASCOLI PICENO – Riceviamo e pubblichiamo la nota di Stefano Corradetti, capogruppo del Partito Democratico, sulla convenzione tra la Saba e il Comune. La società reclama quasi 9 milioni di euro dall’ente per mancati incassi.

“Dopo anni di continue richieste inascoltate per conoscere la situazione finanziaria del rapporto tra la Saba e il Comune di Ascoli Piceno da parte del sottoscritto, emerge oggi, purtroppo quel debito, più volte prospettato e sempre tenuto nascosto da parte dell’amministrazione comunale. I mancati introiti e la scellerataggine della convenzione erano stati denunciati da tempo.

Solo oggi scopriamo di una lettera della Saba venuta alla luce solo grazie all’attività della Commissione di Controllo e Garanzia dove si reclamano mancati incassi per 8 milioni e 800 mila euro.

Chi pagherà queste somme? Di chi è stata la responsabilità di avere approvato una convenzione capestro e di averne tenuto nascosto il debito da essa generata?

Se il debito generato fosse stato dichiarato, la scelta di recedere avrebbe potuto e dovuto maturare molto prima. Gli unici dati a disposizione fermi a 8 anni prima e cioè al 2004 certificavano già una situazione gravissima. Da allora però abbiamo assistito al silenzio più totale nonostante richieste e interrogazioni ripetute. Celani e Castelli, pur di coprire le conseguenze della convenzione scellerata che avevano approvato nel 2002 (Castelli era di solito presente in consiglio a garanzia dei consiglieri di riferimento di Alleanza Nazionale).

Al di la dei termini della questione, cui ha contribuito anche il silenzio degli assessori al traffico e alla sosta che si sono susseguiti, viene da chiedersi, chi pagherà per questo scempio?

Pagherà ancora una volta Pantalone, ossia, i cittadini ascolani, che si vedranno detratta, seppure al 49% la proprietà dei parcheggi.

Il sindaco Castelli, infatti, con la scusa dell’obbligatorietà della gestione dei servizi da parte di società pubbliche – private ha prospettato la creazione di una società cui conferire la proprietà e affidare la gestione.

Se era vero che la gestione era obbligatoriamente da affidare a una società mista, non era, però, affatto obbligatorio cedere a questa anche la proprietà.

Dopo una sentenza della Corte Costituzionale, che addirittura ha rimosso tale obbligo il gioco si è scoperto del tutto. Castelli, anziché, investire risorse per recuperare quella che per molti comuni è un’entrata, punta a cedere la proprietà e magari a concedere nuove concessioni che potrebbero arrivare anche fino a 99 anni.

A Castelli, non interessa la buona amministrazione finanziaria, ma vincere le prossime elezioni, a qualsiasi costo!

Mi chiedo: è da considerare bravo l’amministratore (per esempio Guido Castelli) che programma lavori pubblici per 30 milioni di euro facendo schizzare l’indebitamento, vendendo patrimonio, svuotando e indebitando le società partecipate e lasciando deficit strutturali annuali sempre di più insanabili (5 milioni di euro l’anno)?

Il sindaco Castelli basa tutta la sua azione politica partendo dall’assunto che i cittadini giudicano gli amministratori nella loro capacità di spendere e non nella capacità di amministrare bene. Questo è stato e continua a rappresentare il male che ha portato lo stato italiano sull’orlo del fallimento e che sta sempre di più compromettendo le nostre finanze comunali creando debiti che ricadranno anche sui nostri figli”.

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