ASCOLI PICENO – Che fosse un ‘sanguigno’, uno che non si nasconde e non nasconde i propri pensieri ce l’ha insegnato lui stesso nelle sue due indimenticabili stagioni in bianconero. Ma Pinuccio Di Meo, ‘Diabolico’ di quelli più orgogliosi, continua a stupire. Intervistato da RadioAscoli nella trasmissione ‘Tutti allo Stadio’ di venerdì sera, l’ex difensore e ora allenatore, è stato chiamato in causa come candidato per il ruolo di mister del Picchio per la stagione 2013/2014. Anche stavolta, manco a dirlo, ha regalato un autentico show che ha fatto infiammare i tifosi.

Si comincia parlando del finale amaro di stagione: “Mi dispiace come sono andate a finire le cose. So cosa vuol dire per la tifoseria ascolana una retrocessione, non meritano una cosa del genere“. Poi, sulla possibilità di vederlo sulla panchina bianconera, chissà, anche il prossimo anno, queste le sue parole: “Magari! Non mi ha contattato nessuno, ma io ad Ascoli verrei anche in bici, direttamente da Trani. Per me è come una seconda città natale e i tifosi ascolani sono tifosi veri e persone vere, che non ti mandano a dire niente e sul campo ti trasmettono quel qualcosa in più che ti dà forza“. Ma le idee chiare Di Meo ce le ha anche per la panchina dove non siederebbe mai: “Per come sono fatto, non andrei mai ad allenare a San Benedetto del Tronto, neanche se mi sparano. E’ una cosa più forte di me. Ma nemmeno se mi chiamano, perché mi sento ascolano e sarei un traditore se lo facessi. Allenerei trecento squadre, ma non la Samb“.

E non fa niente se nell’estate del 2002, tra la delusione degli appassionati bianconeri, la società decise di non rinnovargli il contratto per il successivo anno di B. Lui sa che c’è una sorta di cordone ombelicale che non si stacca mai, e che addirittura parte da molto prima del suo avvento sotto le Cento Torri: “Forse molti non sanno ma l’Ascoli è nel mio destino da sempre: nell’86 proprio il presidente Benigni mi stava per comprare per portarmi nelle giovanili. Già lì ci sfiorammo. Poi sempre con lui sono venuto nel 2000 e in due anni ho fatto play off e conquistato una promozione. Quando ho cominciato ad allenare – conclude – ero certo di una cosa: prima o poi allenerò l’Ascoli“.

Due stagioni, di cui l’annata dei ‘Diabolici’ del 2001-2002, 62 presenze e due reti per lui con la maglia del Picchio. Nel ’08 finisce di giocare e l’anno seguente è già sulla prima panchina: quella della Pro Vasto, sua ultima squadra. In due anni promozione dalla serie D alla Seconda Divisione, anche grazie alla reti di Mario Bonfiglio, e Scudetto dei dilettanti, quindi salvezza l’anno seguente. Nel 2010, nonostante il contratto durasse ancora una stagione, la risoluzione consensuale. Dopo sei mesi, da gennaio a giugno, a Giulianova, dove conquista la salvezza in Prima Divisione, va ad Andria. Curioso anche qui il caso: a luglio del 2011, Di Meo incontra in amichevole a Norcia la squadra di Castori e la batte 1-0. La sua avventura, però, dura fino a gennaio, così come l’anno seguente al Martinafranca, dove, a causa dei dissapori con la società, lascia la squadra in zona play off.

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