Il coraggio e l’autoironia. La dedizione e la perseveranza. La capacità di rendere cult ciò che altri accosterebbero al senso del ridicolo. Raffaella Carrà è stata sempre avanti, fin dagli inizi, quando dopo brevi tentativi cinematografici (al fianco di Frank Sinatra, mica uno qualunque), intraprese la strada del piccolo schermo.

Nelle sue 70 primavere c’è tutto. Tv pubblica e privata, italiana ed internazionale. In oltre quarant’anni la Carrà, al secolo Pelloni, ha fatto storia e, in alcuni casi, l’ha pure scritta. Lei, che mostrò l’ombelico prima di tutti nella Rai ultra-democristiana. Lei, che col ballo del Tuca-Tuca rischiò l’epurazione, salvo poi essere riabilitata grazie all’intervento di Alberto Sordi, tanto geniale quanto efficace. Lei, che con “Pronto Raffaella?” inaugurò il rapporto diretto con le casalinghe, a forza di contar fagioli.

Roberto Benigni le saltò addosso, offrendo agli italiani il memorabile inno alla “patonza” denominata in altri tremila modi. Accadeva a “Fantastico”, anno 1991. In una di quelle puntate annunciò, commossa, l’arrivo di Corrado, “il mio amato Corrado”. Ne seguì un abbraccio eterno, condito da lacrime. Lacrime vere, affatto ipocrite. Mantoni e Carrà, un’unica anima. Assieme firmarono “Canzonissima”. La diffidenza iniziale, sostituita in breve tempo da una sintonia unica, grandiosa, irripetibile. Raffaella la definì chimica. “Mi diceva: non lavorare mai con un partner se non la senti. Sono stati anni bellissimi, mi ha insegnato a coltivare il senso dell’umorismo e ad essere generosa”. Generosità che si manifestò nel 1982, quando per un altro “Fantastico”, stavolta il tre, la showgirl bolognese puntò i piedi: “O a fianco mi mettete Corrado, o non se ne fa niente”. Nonostante il braccio di ferro vinto, sarebbe stata una delle ultime esperienze del presentatore nella tv di Stato, scaricato da Viale Mazzini all’indomani dell’incidente stradale che lo aveva visto protagonista nel ’78.

La firma per Berlusconi giunse nel 1987. La Raffa e Baudo, due colpi che tuttavia non raccolsero consensi in termini d’ascolto. Timbrò il cartellino con “Raffaella Carrà Show” e “Il principe azzurro”. Toccata e fuga: a Mediaset sarebbe tornata solamente per singole ospitate e per la conduzione di qualche edizione dei Telegatti (esilarante quella del 2000 in coabitazione con Bonolis).

Non che con la Rai il matrimonio sia stato sempre in discesa. Nel 1992 l’esilio in Spagna. Tre anni di oblio nel Belpaese, bilanciati da altrettante stagioni trionfanti  in terra iberica: “Hola Raffaella”, il preserale “A las 8 con Raffaella”, “En casa de Raffaella”.

Nel 1995 il ritorno. “Carramba che sorpresa” fu boom di audience. Quasi 10 milioni a sabato sera le regalarono la modifica del titolo in “Carramba per Fortuna” e l’ennesimo abbinamento alla Lotteria Italia.

Il Festival di Sanremo del 2001 rappresentò probabilmente il più grande tonfo della sua carriera. Un cast non all’altezza, composto da Enrico Papi, Massimo Ceccherini e Megan Gale, annientò ogni suo buon proposito. La Carrà colò a picco, così come lo share. L’esperienza di “Sogni”, nel 2004, non fece altro che spalancare le porte ad Antonella Clerici che, con “Il treno dei desideri”, le avrebbe “scippato” il format. Non andò meglio nemmeno con “Amore”, progetto lodevole dedicato alle adozioni a distanza.

Vestiti sgargianti, abiti a coda, paillettes, eppure mai volgare. Solarità e passione le hanno garantito il riconoscimento di icona gay. Una medaglia per Raffaella: “Ogni creatura che rispetti le regole del vivere e che non fa male a nessuno ha il diritto di decidere le proprie scelte di vita. L’amore non ha sesso, età e condizione”.

Persino la sua musica è senza tempo: Ma che musica maestro!, Chissà se va, Fatalità, Tanti auguri, Fiesta, Rumore, PedroA far l’amore comincia tu. Quest’ultimo brano è tornato alla ribalta due estati fa grazie al remix di Bob Sinclair.

L’ultima resurrezione è targata 2013. “The Voice” bussa alla porta, la Carrà la apre in fretta e furia. Il caschetto biondo è vocal coach degli aspiranti cantanti assieme a Pelù, Noemi e Cocciante. Il suo entusiasmo surclassa tutti, manco a dirlo.

Com’è che cantavi? Tanti auguri, a chi tanti amanti ha. E chi ne ha più di te, Raffaella!

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