ASCOLI PICENO – Settembre 2002. Si riprende l’attività dopo la pausa estiva. In palestra si ritrovano i ragazzini classe 1990, pronti ad affacciarsi nella pallacanestro “vera” dopo il lustro passato nel Minibasket.

Il folto gruppo dell’Under 13 è affidato alle cure tecniche di Daniele Aniello. La prima cosa da fare è dividere il plotone di giovani in due squadre. Mentre il coach provvede a fare questa suddivisione in base ai suoi criteri di scelta, gli viene proposto un ragazzino del 1991 magro, moro, occhi scuri, mani e piedi grandi, quasi sproporzionati rispetto al resto del suo ancora acerbo ed esile corpo. Era lì per via del papà, un giocatore di pallamano di Serie A che giocava proprio in quel tempo ad Ascoli. Si presenta in palestra con la maglia larga di Danilovic addosso che gli scende sulle spalle filiformi. E proprio per questo sarà subito battezzato “Sasha”. Con tranquillità Aniello lo mette in uno dei due gruppi. Iniziano gli esercizi cominciando dai palleggi sul posto, ball handling e cambi di mano. “Wow” – esclama il coach che ferma subito l’allenamento e si avvicina al neo arrivato – “Sasha, ma veramente tu non hai mai giocato ?“. E lui timidamente risponde “No, no solo campetto.” Inutile dire che di li a poco quel “Sasha” si sarebbe allenato anche con il gruppo di tre anni più grande. Coach Aniello ricorda di un ragazzino che non si lamentava mai e faceva tutto con il massimo entusiasmo dimostrando sempre lo stesso atteggiamento con allenatori e compagni, palesando quel talento innato che aveva. Dopo l’ennesimo torneo estivo e aver fatto strabiliare compagni e avversari, a malincuore “Sasha” comunica che il papà si stava per trasferire e avrebbe lasciato Ascoli per far ritorno nella sua Belgrado. Lucciconi agli occhi e la sua avventura al Palabasket finì li lasciando un grande e piacevole ricordo in tutti.

Per Nemanja Nedovic la tappa nelle Marche fu solo l’inizio di una carriera folgorante che lo ha condotto in soli undici anni dal Palabasket di Ascoli fino guadagnarsi una chiamata al primo giro nel Draft NBA (ndr il Draft NBA è un evento annuale in cui le 30 squadre appartenenti alla lega americana possono scegliere nuovi giocatori). Al Barclays Center di Brooklyn il suo nome è stato pronunciato da David Stern che lo ha accostato alla casella nr.30 dei Phoenix Suns poi scambiata con i Golden State Warriors. E quando coach Aniello ha letto il suo nome all’interno della lista dei prossimi giocatori NBA, ecco ritornare quei lucciconi agli occhi e affiorare la pelle d’oca iniziando i racconti di quando Nedovic era solo un ragazzino dalle mani e piedi grandi ma con qualcosa di grande dentro chiamato talento.

Il gioiello serbo si gode ora la prestigiosa chiamata continuando a essere il bravo ragazzo che è sempre stato. E chissà se con il passaporto per gli USA già timbrato non dedicherà un solo pensiero a quel pomeriggio al Palabasket di Ascoli quando tutto ebbe inizio ?

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