ASCOLI PICENO – “La vicenda dell’area Ex Carbon e le modalità in cui si sta concludendo – esordisce il prof. Gaetano Rinaldi, presidente della sezione ascolana di Italia Nostra – meritano indiscutibilmente un aprofondimento, una valutazione sulla congruità ed opportunità delle decisioni che si stanno assumendo, una disamina ed illustrazione delle altre opzioni possibili.”

Il 19 giugno scorso veniva approvato dal consiglio comunale, sostenuto dalla sola maggioranza di destra, il progetto Restart. Nei giorni successivi hanno mosso aspre critiche in merito al progetto esponenti in vista del Pd, come l’assessore regionale Antonio Canzian e dell’on. Luciano Agostini, che ha definito il progetto una “mega speculazione edilizia“.

Al coro dei critici, si aggiunge ora anche il prof. Rinaldi, esponendo le proposte della onlus Italia Nostra che rimarcano l’importanza e la precedenza che gli enti locali avrebbero dovuto dare all'”opzione culturale“. Il Piano di Riqualificazione Urbana approvato dal consiglio comunale è stato imposto senza alcun dialogo con chi ne proponeva una riconversione più in linea con le esigenze del territorio. Ad esempio faremo i conti, secondo Rinaldi, con: “una lottizzazione che prevede in sostanza la creazione di un vero e proprio quartiere con la costruzione di 350 mq di nuovo edificato per circa 1400-1500 appartamenti e non meno di 4500 nuovi abitanti.”

Altra questione degna di nota sono i 7000 mq destinati alla realizzazione di un centro commerciale. Il presidente di Italia Nostra evidenzia come ciò  “determinerà di sicuro un’ulteriore riduzione della forza d’attrazione del centro storico cittadino” che, insieme al “decremento del valore dei tanti edifici ed abitazioni già sfitti e non occupati, un incremento esponenziale delle spese occorrenti per fornire servizi adeguati (stradali e d’altro genere) al nuovo quartiere cittadino”, costituisce una delle “tante tipiche diseconomie procurate dalla progressiva proliferazione edilizia che mai vengono prese in considerazione”. Al posto del centro commerciale, ennesimo “non luogo” della zona, potrebbero sorgere esercizi commerciali di tipicità picene secondo Rinaldi.

Cadute nel dimenticatoio o addirittura mai considerate le proposte di “destinare l’area nella sua interezza – afferma ancora il professore- a verde, così come previsto peraltro dal Piano Regolatore Vigente, in modo da dotare la città di un Parco Urbano di cui è drammaticamente priva“.  Stessa sorte per le proposte avanzate da Italia Nostra, che puntavano tutto sulla realizzazione nell’area critica di un “Distretto Culturale” da utilizzare come laboratorio innovativo per il restauro ambientale ed urbano.

Nota dolente è il Polo Tecnologico: sarà realizzato o no? Che cosa accoglierà nello specifico? Rinaldi ne parla come “lo spazio vitale e fondamentale di questa avvenieristica proposta. Qui dovranno essere allocati centri di ricerca, centri per l’elaborazione dati, spazi espositivi, laboratori artigianali, centro congressi, spazi per attività produttive, ecc”. Sarebbe interessante capire  come l’amministrazione comunale pensa di realizzare questo Polo Tecnologico, dato che al momento sembra un rebus. Rinaldi rincara la dose e pensa al Polo come  ad un “Laboratorio e Punto di riferimento e studio dei Distretti Culturali da realizzare in tutta Italia”, oltre a considerarlo la punta di diamante della futura macro-regione Adriatico-Ionica.

Le proposte di Rinaldi, e più in generale di Italia Nostra, riflettono la convinzione che la sostenibilità ambientale e non la speculazione edilizia, che graverà poi sulle future generazioni di ascolani, “sia l’unica strada percorribile per interrompere l’opera intollerabile di consumo e distruzione della nostra più grande ricchezza (territorio, paesaggio, memoria storica)”.

 

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