ASCOLI PICENO – Non poteva che terminare con una standing ovation di tutto il pubblico presente lo spettacolo che Gigi Proietti ha tenuto nella serata di venerdì nella perfetta scenografia di Piazza del Popolo ad Ascoli. L’artista romano si è esibito nello spettacolo ‘Pierino e il Lupo di Sergej Prokofiev…e molto altro‘, accompagnato dall’Orchestra Sinfonica Abruzzese diretta dal Maestro Michelangelo Galeati con la regia di Gabriele Guidi. L’attore ha proposto uno spettacolo diviso in due parti: la prima, prettamente musicale, dedicata alla narrazione del classico scritto da Prokofiev nel 1936, dove Proietti introduceva con il suo solito stile i personaggi del racconto, ognuno rappresentati da un diverso strumento dell’orchestra; la seconda, invece (e, non sbagliamo a definire più attesa dalla platea), vedeva il comico rappresentare i suoi storici personaggi, che esibisce fin dai tempi di ‘A me gli occhi, please‘, ogni volta regalando battute originali e risate a crepapelle.

Un ‘one man show‘ condotto con la solita padronanza del palcoscenico e lo stile romanesco, contraddistinto da uno spirito sottile, mai volgare: alla fine si conteranno solo tre parolacce, al contrario  di quasi tutti gli interpreti della comicità contemporanea. Eppure lui, Gigi Proietti, maestro e scopritore di artisti come Giorgio Tirabassi, Enrico Brignano e Gabrielle Cirilli, ha travolto tutti con eleganza e simpatia, regalando applausi su applausi di una piazza a fine serata in delirio.

Dopo una prima parte, dicevamo, posata e dove da protagonista è stato lo spartito di ‘Pierino e il Lupo’, ecco che Proietti ripiomba sul palco ricoperto da un lungo “asciuttamano bianco sopra la testa: è il primo cavallo di battaglia, ‘Toto e la saùna‘, dove, uscito stravolto da un bagno turco, racconta la ricerca del suo amico ritrovato “liqueso” dalla stessa sauna. “Ma nun c’annà, ma lassa perde, ma chi t’o fa ffa” i tormentoni con il quale il pubblico accompagnava l’artista. Poi, il monologo di Pietro Ammicca, l”appaltologo‘ che propone tre affari ‘altrernativi‘, dove ogni parola è un rebus mimico. Quindi, alcuni omaggi ai componimenti degli anni ‘2o: da ‘Gastone‘, tratto dalla commedia di Ettore Petrolini (del quale tutti lo considerano l’erede), anche questo tratto del suo storico repertorio: “Mia madre, che bada all’economia, mi chiama ‘Tone’, per risparmiare il gas…”; a ‘Er barcarolo romano‘ di Romolo Balzani. Emozionante, inoltre, l’interpretazione con dedica di ‘Questo amore‘, scritta da Roberto Lerici, commediografo e amico scomparso nel ’92, che insieme a lui produsse diversi successi teatrali.

Quindi, prima di chiudere, eccolo sedersi in poltrona con vestaglia e cappello per ‘Il vecchietto delle favole‘, personaggio cantastorie che mischia e confonde tutti i personaggi fiabeschi in un unico racconto, in cui, alcuni attenti spettatori avranno notato piccoli richiami alla voce del personaggio dei cartoni Gatto Silvestro, di cui Proietti, manco a dirlo, è stato doppiatore. Dopo i lunghi applausi, esce di scena per poi ricomparire concedendo un breve bis: non poteva mancare, infatti, il cantante da pianobar francese, interpretando anche qui la nota ‘Nu me romp er ca‘. La piazza, gremita di un pubblico adulto ma anche di molti giovani che forse hanno apprezzato per la prima volta le sue doti, saluta uno dei più grandi artisti del teatro italiano.

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