ASCOLI PICENO – “Ricominciare è una parola importantissima: significa non avere il fardello del passato e vedere il futuro in modo diverso. E il mondo di oggi è diverso da quello di vent’anni fa. Ma sento anche stavolta ripartire è un secondo miracolo. Siamo stati un mese e mezzo tramortiti da un uppercut“. Parte con una metafora presa dalla boxe il lungo intervento con il quale il presidente Benigni chiude la conferenza del raduno, ma apre la nuova stagione.

E l’inizio non poteva che riferirsi alle difficoltà superate nell’iscrizione. Qui Benigni si alza in piedi e torna indietro nel tempo, a quando prese la squadra dopo la parentesi di Cappelli: “Sono stato già capace di ripartire, gli ascolani lo sanno. Era il 24 o 25 di luglio del 1995 – spiega – e in squadra c’erano solo sette giocatori, peraltro di scarsa importanza. Ma la squadra che venne costruita sfiorò la promozione in B, sfuggita solo per colpa della sfortuna in quella finale col Castel di Sangro. Oggi è un pò diverso – continua il n.1 di Corso Vittorio -, la consistenza della squadra è diversa, ma il sacrificio è stato lo stesso di venti anni fa“. Poi spazio alla seconda metafora: “Quello che è successo è stata una cosa inaspettata per tutti: è stato un pò come andare veloci in autostrada, passare dalla luce alla galleria, trovare d’improvviso la fila e venire tamponato. Ti guardi intorno e ti rendi conto che sei ferito, ma sei ancora salvo. Ecco, la salvezza corrisponde al sacrificio che è stato fatto per ‘ricominciare‘.

Sulla squadra presente oggi, dice: “A quelli che sono qui hanno dato poco risalto: li conosco, c’è Hanine, che si è ancora messo poco in mostra, poi c’è Colomba, Capece, Scalise e altri giovani che potrebbero avere un futuro. Il futuro non viene da sé – dice, cominciando una breve lezione ai tanti giovani del gruppo -, ma ha bisogno di partecipazione, disciplina e volontà di voler vincere. Solo così potrete aspirare a grandi cose. C’è un allenatore con voi, un uomo che vuole disciplina e ordine. Dovrete essere disponibili a imparare. I suoi insegnamenti posso servirvi per un futuro diverso. Dovrete stare dietro a lui e al direttore sportivo. Su questo si fonda il successo. Non è solo la partita. Dietro a quell’ora e mezza alla domenica ci sono tanti altri fattori: come la vita privata, che dovete svolgere da atleti. E ancora: “A volte vi fischieranno, io ne ho presi tanti di insulti… Ma gli ascolani sono anche persone civili. Non vi aggrediranno mai ingiustamente”.

In seguito, il suo discorso, memore forse anche del recente comunicato della tifoseria, si sposta sull’importanza della squadra per il territorio: “Qusta società è la vita della città – spiega -, anche se poi nel quotidiano ci sono altri problemi. Ma quello che non mi sembra logico è che tutto si accentra a quello che fa l’Ascoli. Anche io ho tanta passione per l’Ascoli, ma ho anche altri problemi come i tanti operai che lavorano nell’azienda a cui non posso dire loro: ‘Non ti do lo stipendio’, perchè ci sono famiglie dietro quelle persone. Per questo vi chiedo di ammorbidire alcuni atteggiamenti, anche nei confronti dei giocatori, che vengono qui criticati. Vanno bene le critiche e le manifestazioni, a patto che siano civili“. E, in risposta non tanto velata alle pretese avanzate dal sindaco Castelli qualche giorno fa dice: “E non devono avere sapore di politica. Ascoli ha bisogno di vevere attraverso il lavoro, non sono con la squadra, per la quale bisogna comunque rimanere orgogliosi. Sembra che l’Ascoli sia la chiave per tutti i problemi e sia tutta colpa mia. Il calcio è uno sgabello a tre piedi, se ne manca uno cade. Dobbiamo stare insieme per continuare un gioco che ci piace a cui teniamo“.

Su Fabiani, che ha già ‘assaggiato’ la tifoseria (vedi l’articolo sull’allenamento pomeridiano), Benigni lo difende: “Il direttore ha tutte le caratteristiche per poter far bene, ha esperienza, stile e impegno. Quello che ha vissuto è stato un passaggio del calcio che ha dato un fastidio a tutti, a chi c’entrava e a chi no. Sono convinto che non dovremo lamentarci. E’ anche grazie a lui – svela – che costruimmo quella notevole squadra per l’ultima serie A“.

Alla domanda su cosa rivedere per una migliore gestione della comunicazione, come il black out di un mese a cavallo dell’iscrizione, dice: “Vi capisco, ma dovete capire anche me: c’è stato un periodo così brutto dove dovevano essere risolte tante situazioni che richiedevano i loro tempi. Sapevo che senza cominucazioni sareste stati in difficoltà, ma non ce l’avevo con la stampa. Ad esempio, se avessi detto troppo prima dell’amicizia con il ds lui non starebbe qua. A volte la segretezza da parte mia è voluta ad evitare certe conseguenze. E poi, ripeto, come se avessimo ricevuto un uppercut per un mese e mezzo, siamo rimasti tramortiti, io per primo, da questa retrocessione. Preferirei morire prima di rivivere una cosa del genere“.

Infine, l’annuncio che Soncin era in viaggio: il Cobra già nel pomeriggio si è allenato coi compagni. Si attende l’ufficialità della firma.

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