ASCOLI PICENO – “Aspettiamo risposte dai ministri, – afferma Lara Ricciatti, deputata Sel  firmataria insieme all’on. Luciano Agostini ed altri deputati marchigiani, di 2 interrogazioni sottoposte ad Orlando e Zanonato – li incalzeremo per averne presto e ci impegneremo perché ad Ascoli venga restituita trasparenza, si ridia priorità alla bonifica del sito e perché si chieda ad i cittadini, con un referendum, che destinazione dare all’area dell’ex Sgl Carbon”. Questa mattina, al ristorante “Il Desco”, l’onorevole ascolano, accompagnato dalla collega di Fano, hanno illustrato il contenuto delle 2 interrogazioni in oggetto.

L’ultimo atto della vicenda Carbon inizia nel 2005, quando la fabbrica chiude i battenti, dopo aver dato per anni lavoro a centinaia di ascolani. Due anni dopo lo stabilimento Sgl Carbon Ascoli entra nella fase conclusiva della sua dismissione. Quello che è rimasto alla città è un’area di 27 ettari, definita nelle interrogazioni un “cuore tossico”. I due deputati marchigiani si soffermano in particolare sul rischio di speculazione edilizia e finanziaria che si può celare dietro le attuali operazioni di recupero dell’area. “Se nelle intenzioni iniziali c’era quella di realizzare innanzitutto il Polo Tecnologico, perché ora la destinazione finale diventa per lo più residenziale? Prima di edificare, non sarebbe il caso di effettuare una bonifica approfondita del sito? Questo è quanto chiediamo ai Ministri” – afferma Luciano Agostini.

Le preoccupazioni dei due deputati, che nel caso dell’interrogazione presentata al Ministro dell’Ambiente, si sono avvalsi del sostegno dell’on. Agostinelli del M5S, sono innanzitutto le intenzioni della Restart in relazione alla bonifica dell’area, da effettuata in una fase precedente all’edificazione. Attualmente invece ci troviamo di fronte alla ristrutturazione di Villa Tofani senza che la fase di bonifica sia stata completata. “Il rischio di patologie cancerogene, causate dagli agenti tossici dispersi nell’area , è aumentato di 36 volte rispetto all’aumento medio nazionale, secondo dati Istat”- riporta allarmata la Ricciatti.  Abbiamo quindi chiesto al Ministero dell’Ambiente un’ispezione, perché il tema della salute dei cittadini sia salvaguardato, tenendo presente il precedente giuridico dell’Ilva di Taranto”- chiude l’on. del Pd.

Il motivo della seconda interrogazione, quella sul tavolo del Ministro Zanonato, trae origine dall’esigenza di rendere più trasparenti le intenzioni della Restart, dal giugno 2010 proprietaria dell’area. “Il fatto che ad oggi la Carisap abbia un ruolo fondamentale– aggiunge Agostini- tanto da essersi riservata il diritto di nominare l’amministratore delegato della Restart (Giuseppe Campanella, consigliere Restart delegato al progetto del Polo n.d.r.), denota una partecipazione che a mio parere è socialmente e politicamente deplorevole . Perché non si espone così in altri progetti?”.

Il punto più dibattuto è la destinazione dell’area, per la quale si è passati da una scelta convinta che abbracciava la realizzazione del Polo Scientifico, inteso come volano della ripresa produttiva della città, a una destinazione di tipo commerciale e residenziale di 380 mt3. Un cambiamento del genere, che non coinvolge la cittadinanza, rimane nelle alte sfere imprenditoriali e delle istituzioni locali, pronte a forzare  la realizzazione attraverso il PRU, mettendo così a rischio i prossimi 50 anni di sviluppo urbano, denotando una irresponsabilità su cui bisogna fare chiarezza.

Altro fattore importante è il rispetto del principio europeo del “chi inquina, paga”, introdotto dall’art. 242 del codice dell’Ambiente (Dlgs. 152/2006). A chi spetta farsi carico della procedura di bonifica? Chiaramente alla Restart, ma non si è tenuto conto che la Carbon avrebbe potuto dare, con il suo capitale sociale certamente più ampio, maggiori garanzie patrimoniali senza imporre tra l’altro vincoli di destinazione. Ciò avrebbe evitato la virata verso la residenzializzazione della zona, che rischia di danneggiare il valore degli immobili posseduti dalle famiglie ascolane e di congestionare notevolmente la zona, se non si realizza un serio piano per la viabilità.

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