ASCOLI PICENO – Trent’anni per Salvatore Parolisi. E’ il verdetto emesso poco fa dalla Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila, per l’omicidio della moglie Melania Rea. In primo grado i giudici avevano pronunciato la sentenza di ergastolo.

La decisione è arrivata dopo nove ore di camera di consiglio e concede all’ex caporalmaggiore una pena minore rispetto al processo di primo grado.  La Corte d’appello ha diminuito l’aggravante di vilipendio,   consentendo così una pena ridotta rispetto alla prima sentenza. Inoltre è stato riconosciuto lo sconto di pena di un terzo per aver scelto di essere giudicato con il rito abbreviato ed è rimasta l’aggravante della crudeltà.

Il Procuratore Generale, Romolo Como, aveva chiesto la conferma della dell’ergastolo per Parolisi, già condannato in primo grado e per questo detenuto detenuto nel carcere di Castrogno.

Stessa richiesta anche da parte della famiglia di Melania che, attraverso il loro legale, Mauro Gionni, si è costituita parte civile e ha mostrato alcuni elementi che rafforzano le tesi dell’accusa. In udienza, infatti, è stato mostrato un video che mostra Parolisi sul luogo del delitto intento a dondolare la figlia con gli stessi abiti che indossava il giorno in cui Melania è stata uccisa, un filmato del 20 aprile – giorno del ritrovamento del cadavere della donna – in cui risultano evidenti le macchie di sangue rappreso che, secondo i legali di Parolisi, avrebbero dato vita all’impronta sullo chalet, scagionandolo, di fatto, dalle accuse mosse a suo carico. Gionni ha invece spiegato che i militari della scientifica si sono addirittura sporcati i guanti con quel sangue e che quindi quell’impronta può avere quel tipo di origine. Infine, una video chat tra Parolisi e la sua amante Ludovica, in cui i due mostrano le parti intime. Una chat datata 21 aprile 2010, quattro giorni prima della lettera mostrata dalla difesa, in cui Salvatore Parolisi scrive alla moglie affermando di volerle bene.

Per i legali di Parolisi, poco prima della lettura del dispositivo,“questo non è un processo da ergastolo. Salvatore non poteva essere sul luogo del delitto, ne sul luogo in cui il cadavere della povera Melania è stato vilipeso”.  “Ci aspettiamo una sentenza di condanna piena”, auspicava duramente Michele Rea, fratello di Melania, prima del verdetto della Corte. Subito dopo, invece, dichiara: “Salvatore ha riportato questa ennesima condanna pesante, e sebbene resti sempre una sconfitta per la vita, resta una vittoria per la giustizia”. “E’ stata dura”: questo, infine, l’unico commento di uno dei giudici. Tutti e sei i giudici popolari sono usciti senza rilasciare altre dichiarazioni.

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