ASCOLI PICENO – Il tema accende la passione degli ascolani, e quindi anche su Facebook è facile trovare differenti posizioni. Come quelle espresse dal consigliere comunale del Pd Francesco Ameli, che trovano supporto da parte di Francesco Petrelli dell’Udc mentre Emidio Albanesi, direttore di Restart, ovviamente critica le posizioni dei due giovani politici.

“Vogliamo che il polo tecnologico sia la parte principale del progetto e non un contentino, vogliamo che non sia l’ennesimo acceleratore di impresa (che nicchia con la definizione di polo tecnologico) e vogliamo che venga realizzato nella sua totalità e non in parte. Vogliamo che il comune svolga la propria parte di sorvegliante e garante dei cittadini e dell’interesse pubblico. Se il comune sbandiera il Prg come cosa quasi fatta, perché non inseriscono l’opera più importante da qui a 50 anni all’interno del Prg? Forse perché è l’ennesima promessa? Vogliamo che si dica la verità sul verde che verrà realizzato. Vogliamo vera trasparenza e partecipazione. E a chi ci accusa di non aver detto nulla su zone come Villa Rendina, argomentazione sostenuta dai sindacati ed altri, li invito a fare una semplice ricerca e cercare le nostre prese di posizione cosi magari evitano di prendere cantonate” scrive Ameli.

Risponde Emidio Albanesi: “Francesco si avventura in ragionamenti che sono utili alla riflessione e alla rimozione di pregiudizi e strumentalità che ognuno avrà modo di verificare (il tempo è galantuomo). Sulla distinzione tra poli tecnologici, parchi, cluster, incubatori, acceleratori, innovation hub, ecc…. qui ad Ascoli non arriviamo certo per primi, tutto già esisteva negli Usa dagli anni 50, qui in Italia ed in Europa dal 1980/1985. Ora quello che fa sorridere è la ricerca spasmodica di una definizione che consenta di comprendere il contenuto, come sempre avvenuto”.

“Peccato come non si comprenda che la sfida “alta” di questo progetto è quella di offrire uno spazio in cui tutto quanto fa innovazione – continua – tutti gli strumenti che fanno innovazione e quindi possano produrre occupazione, possano trovare un luogo anche fisico in cui “contaminarsi” continuamente e accelerare la crescita delle competenze in una realtà che deve essere “smart” nel senso nobile del termine (non furbo come disse bene il tuo amico Cisco Di Vita). La smart city è la città in cui la intelligenza collettiva offre nuovi scenari e nuovi spazi di socializzazione con nuovi servizi. In questa “smart city” l’insieme dei contenuti (si badi bene non uno solo) è insieme tecnologico e culturale, nel senso che la tecnicalità e la filosofia o meglio la cultura umanistica sono assieme la condizione di progresso e sviluppo (non una da sola). Da questo concetto che fa parte anche dei concetti sviluppati dai Distretti Culturali evoluti, potranno affermarsi nuove eccellenze, ma soprattutto risposte “glocal” che contrastino il declino economico, sociale e culturale”.

“L’insieme di tutte queste attività (incubatori, acceleratori, laboratori di innovazione, cluster o filiere di innovazione, ecc.) può produrre quei virtuosi concetti di “sciamatura” che hanno riempito pagine di economia e hanno costituito la vision delle prime iniziative di Parchi Tecnologici di cui il defunto Gianfranco Dioguardi parlava già negli anni ’80. Non si lavora ad un progetto così ambizioso uscendo dalle letture di “topolino”, e la sfida non ha un risultato certo, ma gli imprenditori che hanno intrapreso questa strada sanno che fare impresa non è solo quando il tempo è bello, e questa visione positiva oggi è una risorsa per un territorio stremato, in cui occorrono visioni e risorse economiche ed umane, queste ultime con i valori che vengono dal sentirsi parte di una comunità e non soggetto “altro”

Petrelli, invece, aggiunge: “Caro Emidio Albanesi “disintelletuatevi”, parlate chiaro agli ascolani, spiegategli come tanti nuovi appartamenti non svaluteranno i loro per cui stanno pagando mutui con pesanti interessi, spiegategli di quale occupazione parlate oltre alla manovalanza, spiegategli perché la gente dovrebbe venire o rimanere in una città senza lavoro, spiegategli quanto costerà il metro quadrato di quelle case dopo che ci saranno 40 milioni di bonifica. Ma mi raccomando parlate chiaro perché la gente a fine mese aldilà delle belle parole deve fare il conto con le tasche”. E quindi: “Emidio scusa ma gli appartamenti che dovrete vendere a 3500 euro al metro quadrato cosa innovano? Il portafoglio degli impresari?”

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