ASCOLI PICENO – La notizia è una “mazzata”. Almeno per l’immagine. Il che, comunque, non è poco. Parliamo della classifica dei “Comuni più spendaccioni”, redatta dalla Copaff, la Commissione paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale, presso il Ministero dell’Economia. Commissione che rapporta e verifica le spese in diversi comuni e province d’Italia, evidenziando, ad esempio, che in alcune città il costo pro-capite per i Vigili Urbani è di 250 euro, in altre 7 euro. L’obiettivo è quello di attuare una vera “spending review” su 40 miliardi di euro di spesa considerata “aggredibile”. E si tratta di un lavoro durato due anni.

Dunque Ascoli Piceno è giudicata la città che, più di ogni altra in Italia, spende peggio. L’Arengo, in pratica, spenderebbe quasi il doppio del necessario, esattamente il 96,5% della spesa burocratica eccederebbe la spesa considerata congrua dall’indagine. Seconda città della “lista nera” è Siena, ironia della sorte città natale del sindaco di Ascoli Castelli. Siena segue con una quota di spesa eccedente pari all’82,8%.

Naturalmente in termini assoluti sono Napoli, con 118 milioni, Roma, con 63,4, e Firenze, con 14 milioni, le città che eccedono maggiormente. Ma il primato di inefficienza della spesa è stato assegnato ad Ascoli.

“Il sindaco può cercare tutte le scusanti che vuole ma i dati sono chiari – scrive il consigliere del Pd Francesco Ameli – E non c’è richiesta di rettifica che tenga. Vero che il comune finanzia il Consorzio Universitario Piceno e lo Spontini, ma a fianco del contributo da sbandierare ai quattro venti Castelli potrebbe chiedersi come mai Ascoli non ha più il corso di informatica industriale? E’ innegabile come un corso di quella portata poteva essere pilastro per l’innovazione del territorio. Inoltre, a fronte del finanziamento comunale, come mai allo Spontini sono aumentate le rette? Trincerarsi dietro ad argomenti di facile presa è facile. Sarebbe più difficile per il nostro sindaco, tra l’altro con delega dell’Anci sulle Finanze, distaccarsi dalla cura mediatica della propria figura e pensare a dei risultati politici ed economici importanti per la nostra città”.

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