ASCOLI PICENO – In merito alla notizia degli eccessivi costi di funzionamento del Comune di Ascoli (leggi qui) ecco la risposta del sindaco Guido Castelli.

La notizia è vecchia e già negli scorsi mesi abbiamo avuto modo di chiarire agli esponenti dell’opposizione i termini reali della questione.

In primo luogo va detto che i dati sono del 2009 e sono stati certificati l’anno successivo nell’ambito della rilevazione dei costi standard relativi ai cosiddetti “servizi generali”.

Voglio ricordare che la prima rilevazione, quella relativa al costo della polizia municipale, non aveva evidenziato anomalie di spesa a carico del Comune di Ascoli.

Siamo rimasti molto sorpresi, dunque, quando abbiamo letto che le percentuali dei costi standard riferite ai servizi generali documentavano un eccesso di spesa addirittura al 97%.

A cosa si deve questa anomalia ? Innanzitutto ad alcuni errori di calcolo di cui abbiamo chiesto ufficialmente la rettifica. Ma a parte questo lo “splafonamento” è dovuto al fatto che tra i “i servizi generali” sono computata somme considerevoli che la normativa di riferimento ritiene incongrue in quanto non aderente al modello di un Comune così come standardizzato dal Ministero.

Si tratta, in particolare, della spesa pari ad 1 milione di euro con cui il Comune finanzia l’istruzione universitaria attraverso il Cup e a quella musicale attraverso lo Spontini. A ciò si aggiunga la spesa per la Quintana che, secondo il Ministero, dovrebbe essere soppressa.

Il Comune di Ascoli dunque è tacciato di presentare una spesa incongrua in quanto – in coerenza con tutte le amministrazioni che hanno governato precedentemente Ascoli – sostiene attività che nessuno si sognerebbe mai ad Ascoli di contestare.

Si tratta ovviamente dell’ennesima dimostrazione del fatto che il sistema dei costi e dei fabbisogni standard va profondamente rivisitato in quanto produce risultati grotteschi. Lo stesso presidente Fassino del resto, nel corso dell’ultimo congresso Anci di Firenze, ha chiesto una profonda modifica di questo sistema che rischia di invertire il rapporto tra virtuosi e spreconi. Se da un lato è giusto parlare di costi standard, dall’altro è assurdo standardizzare da Roma i fabbisogni di un comune senza conoscerne l’identità e le esigenze. Pensate: il comune di Ascoli dovrebbe chiudere le porte all’Università ed ai circa tremila studenti che frequentano i nostri corsi solo perché qualche burocrate ha deciso che si tratta di una spesa incongrua.

Non ci pensiamo neppure anzi siamo convinti che addirittura dovremmo aumentare il nostro impegno rispetto ad un tema da cui potrebbe difendere lo stesso futuro della nostra città. Stiamo infatti lavorando per attirare nuovi ed ulteriori corsi universitari nella nostra Città. Non sarà qualche burocrate romano ad impedircelo.

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