ASCOLI PICENO -E’ cominciata oggi con una conferenza stampa allo stadio ‘Del Duca’ l’era Nicoletti nell’Ascoli Calcio. In attesa dell’assemblea di elezione delle nuove nomine, il nuovo presidente bianconero si è presentato agli organi di informazione, ma anche ai tifosi che, davanti a taccuini e microfoni, hanno avuto un faccia a faccia diretto e trasparente con il manager toscano. Una presentazione che stona in qualche circostanza: innanzitutto l’assenza degli altri elementi del futuro cda, inizialmente annunciati da Corso Vittorio; secondo, la mancata presenza di almeno un membro della famiglia Benigni. Se Nicoletti è il nuovo presidente, la proprietà è pur sempre quella di prima.

E dire che l’avventura ascolana del 42enne fiorentino non è cominciata alla grande: pugni e calci alla macchina che lo scortava, con urla e insulti al suo conducente, ovvero quel personaggio interno alla società bersaglio da tempo della tifoseria, ma anche ‘raccomandazioni’ per il suo operato. “Mi aspettavo un’altra accoglienza” dice appena arrivato in sala stampa, “spero che mi diano almeno un pò di fiducia. Comunque, meglio così: preferisco questo impatto diretto che un tappeto rosso“. Quindi l’inizio della conferenza, con i motivi che hanno spinto un ex manager, procuratore sportivo e tifoso della Fiorentina, ad arrivare sotto le Cento Torri. “L’Ascoli con Costantino Rozzi è stata l’università del calcio. Se sono qui è per far continuare 115 anni di storia, per evitare che questi colori facciano parte di una delle tante società bandieruola che ogni due anni falliscono. La prima volta al ‘Del Duca’ – racconta – era contro il Livorno. Vi giuro, della partita non ricordo niente. Mi sono solo goduto lo stadio“. E giù con il romanticismo: “Non so voi, ma quando entro al ‘Del Duca’ sento la voce di Tonino Carino, ripenso a Mazzone, ma anche a Casagrande, Dirceu, Casagrande, Comotto e Barzagli. La sera vedo RaiSport e mi incanto davanti ai servizi sull’Ascoli del passato“.

Ma poi si va al sodo. Ovvero sul suo ruolo in società. Semplice rappresentante alla Manocchio, temporaneo ed effimero, o persona attiva in grado di dare una svolta per il futuro? Lui stesso fa capire di essere sia l’uno che l’altro: “Ora come ora non sono in grado economicamente di comprare la società. Ma sono un tipo ambizioso e non escludo niente. Il progetto è un piano triennale, la cui prima parte ci vede arrivare sereni a giugno. Ma per ora farò piu un general manager. Cercherò di interagire con istituzioni e sponsor, per questo mi piacerebbe nel tempo individuare una figura presidenziale importante, come lo sono stati Rozzi e Benigni“. Su di lui, a proposito: “Resta l’azionista di maggioranza, e in ogni caso va rispettato con un minimo di riconoscenza. Ovvio – precisa -, gli errori sono stati fatti, sia nella gestione che nel fidarsi delle persone sbagliate. Sono scelte del passato”. Sull’organigramma e i nuovi innesti:“Arriveranno persone scelte da me, dei professionisti (si parla di quattro avvocati nel nuovo cda, ndr) che rappresenteranno coloro che vogliono finanziare l’Ascoli, ma daranno un contributo importante, tecnico e gestionale. Nomi oggi non ne faccio – prosegue -, e pazienza che non piaceranno alla piazza: io ascolto tutti, voi, i tifosi, l’azionista di maggioranza, ma poi sono io che decido. E se le cose non andranno bene sarò il primo responsabile. Ma sono appena arrivato, datemi tempo”.

Per ora, comunque, non ci sarà un suo ingresso come azionista dell’Ascoli Calcio. Solo un ruolo operativo. Ed è questo, come vedremo, lo scoglio affrontato anche nell’incontro con i tifosi. “Qui c’è da ricreare profitto, da tornare a ragionare come in un’azienda. Del passato – dice – bisogna prendere solo la storia, ma ora c’è tanto da lavorare. Cosa prometto ai tifosi? Non prometto niente, neanche di garantire i prossimi stipendi. Promesse non ne faccio, ma lavorerò affinché le problematiche sul tavolo spariscano giorno dopo giorno“.

Una carriera iniziata come rappresentante porta a porta (“Cominciai con Stefano Braschi, l’ex arbitro“), poi l’arrivo nelle aziende come responsabile commerciale, infine consulente di società e procuratori, nonché talent scout con scuole calcio in America del Sud. “Dovremo ripuntare sul settore giovanile ascolano, da sempre apprezzato nel mondo del calcio“. Costantino Nicoletti dice di essere nato in curva, quella viola, per la quale una volta a Torino si ritrovò perfino in Questura. “Un tifoso fiorentino, sapete, non ama il bianconero. Ma quello dell’Ascoli ha un altro valore: prima di assaporare questa splendida città, conoscevo solo lo stadio, con le sue coreografie da calcio argentino, e il centro d’allenamento. Conosco la storia della tifoseria e voglio che il tifoso torni ad essere il dodicesimo uomo in campo per far tremare gli avversari. Con me troveranno una porta aperta, e potranno contestarmi, ma solo in maniera costruttiva“.

CONTINUA NELLA SECONDA PARTE

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