ASCOLI PICENO – “Dopo vari tentativi sembra che finalmente stia per giungere a termine la lunga telenovela del Palazzo Sgariglia e, come era prevedibile,  l’esito finale della vicenda è quello  meno rispettoso dei valori e della storia di questo importante edificio ubicato proprio al centro della città”: Italia Nostra di Ascoli Piceno boccia con queste parole il complesso di lavori di “social housing” che vede impegnato il Comune di Ascoli con la collaborazione fattiva della Fondazione Carisap.

Se all’inizio, scrive il presidente Gaetano Rinaldi, si era pensato di costruire appartamenti e poi consentire la realizzazione di appartamenti per i meno abbienti, “si ritenne, poi, di retrocedere l’edificio ai privati, oggetto di permuta per il “polo universitario”, per farne alloggi  per gli studenti della locale Facoltà di Architettura. Finalmente negli ultimi tempi il cerchio si è chiuso. La prestigiosa costruzione è stata concessa ad una Fondazione, che trasformerà tutto l’edificio in appartamenti:  alcuni di prestigio in libera vendita sul mercato, altri in abitazioni di “housing” sociale e pare una minima parte in camere per studenti. Sono state formulate riserve circa la convenienza economica della scelta effettuata, specie per il Comune già proprietario dell’immobile che, al termine dell’operazione, potrebbe non ricavare alcun utile o, forse, con la possibilità di eventuali perdite”

La Sezione di Italia Nostra rimane ancora convinta di quanto a più riprese  segnalato in  tempi non sospetti agli amministratori locali e agli organi di tutela – si legge – Un edificio di tale importanza, infatti, doveva  essere tutelato nella sua integrità per i valori architettonici e storico artistici  complessivi, dai ricchi saloni affrescati agli eleganti e spaziosi corridoi, dalle scalinate prestigiose all’elegante cortile sino alla luminosa facciata; tutti elementi che contribuiscono a conferire un valore emblematico di assoluto rilievo alla costruzione pur a fronte dell’abbandono indecoroso, che ha permesso  che fosse depredato e spogliato di tutte le suppellettili di pregio, consentendo , tra l’altro, lo sfondamento delle volte e la distruzione degli affreschi splendidi”.

“La tutela integrale andava a maggior ragione assicurata per destinare l’edificio ad una utilizzazione culturale nei modi che sarebbe stato possibile precisare, chiedendo la collaborazione di studiosi e di esperti sensibili per far diventare la prestigiosa costruzione un punto di riferimento fondamentale dell’immagine della città” continua la nota.

“Si perderà comunque l’integrità dell’edificio e la memoria stessa dei grandi benefattori di Ascoli, appunto gli Sgariglia, i cui resti fremeranno sicuramente nel cimitero delle Piagge per il grande affronto arrecato alla loro nobile generosità. Purtroppo al ruolo di Ascoli come centro culturale di eccellenza si crede solo a parole. All’atto pratico tutto poi si risolve nella realizzazione delle solite nuove abitazioni, oltre non si riesce ad andare” continua.

Infine ci si chiede se “sulla base di questa eventuale  differente configurazione dell’intervento in atto, risulta rispettato  quanto previsto dall’articolo 10 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio ed , in particolare, se quanto realizzato rientra nella fattispecie degli interventi vietati di cui al successivo articolo 20 che così recita: “I Beni culturali non possono essere distrutti, danneggiati o adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione”.

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