ASCOLI PICENO – Sarà immondizia, ma vale oro. Ventitré milioni di euro diluiti in 12 anni: ecco l’ammontare dell’opera di ampliamento della discarica di Relluce, che si trova nel territorio di Ascoli Piceno ma a ridosso dei confini di Appignano del Tronto e Castel di Lama. Tanto che i residenti di questi due comuni ripetono spesso: nessun ascolano sa dov’è Relluce, tutti noi, invece, sì.

La sesta vasca, che in realtà conterrebbe un volume pari a quattro vasche (per 1 milione e mezzo di tonnellate) potrebbe durare altri 12 anni: qui arrivano i rifiuti di tutta la provincia picena, e il fatturato generato dalle operazioni di raccolta, deposito, bonifica è, appunto, pari a 23 miliardi di euro: una cifra colossale e, soprattutto, sicura.

Lo sanno bene i soci privati di Ascoli Servizi Comunali, che proprio qualche mese fa sono subentrati acquistando il 40% della società partecipata che gestisce la discarica di Relluce. Qui, però, sorge l’opposizione dei cittadini e dei comitati. Opposizione agguerritissima (“Fosse l’ultima cosa che farò da sindaco, ma la sesta vasca non vedrà la luce” dichiara il sindaco di Appignano, Nazzarena Agostini), anche se, a schietto parere di chi scrive, con poche possibilità di bloccare l’iter per la realizzazione della sesta vasca.

Perché, nonostante le tante osservazioni che saranno discusse il 4 dicembre durante l’inchiesta pubblica – molte osservazioni inoltre sono congrue e corrette e richiederanno i doverosi adeguamenti del progetto – è facile prevedere che con il prosieguo dei mesi a tutte queste sarà data una risposta che, se non pienamente soddisfacente, sarà almeno sufficiente.

Dalle parti di Appignano e Castel di Lama sanno che l’unica carta probabilmente buona per far saltare il banco non sarà tecnica, ma politica. Infatti il tentativo è quello di far sì che la Provincia di Ascoli renda operativo l’Ambito Territoriale Ottimale dei Rifiuti, nel quale dovrebbero partecipare sia la Provincia che i comuni in essa compresi: questo coordinamento dovrebbe esprimersi sulla gestione dei rifiuti a livello provinciale.

Sarà difficile trovare altra locazione che possa accontentare tutti e non provocare reazioni simili a quelle che sono avvenute ad Appignano e Castel di Lama: ma è anche vero che molti sono i fattori contrattabili, come ad esempio le compensazioni ai comuni ospitanti. Eventuali maggioranze trasversali (mica tanto: tranne Provincia e Comune il resto è tutto centrosinistra) potrebbero sganciare tiri mancini nei confronti di Ascoli.

E’ questo il delicato equilibro sul quale dovrà presto esprimersi la Provincia di Ascoli, chiamata ad attivare il coordinamento e contemporaneamente orientata a sostenere l’Arengo con l’ampliamento della sesta vasca.

 

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