ASCOLI PICENO – E’ stato un fuoco di paglia dell’interesse della famiglia Izzo, proprietaria della ‘Seieffe Industrie‘, ad entrare nella compagine azionaria dell’Ascoli Calcio ed allontanare così ogni ombra di un possibile fallimento. Dopo l’apertura del nipote Luigi ad un quotidiano locale circa la volontà di rilevare l’intera società, ieri sul sito benenventano ‘ntr24.tv’, l’amministratore unico dell’impresa Antonio Izzo ha smentito tutto: “Nessun coinvolgimento, personale o dell’azienda” ha detto. Resta da capire se è la prima mossa di una trattativa o di un tira e molla con la famiglia Benigni che si protrarrà nei prossimi giorni, ma è difficile e fin troppo ottimistico pensarlo.

Intanto, come si sa, il tempo stringe. Lunedì 16 dicembre dovranno essere pagati gli stipendi relativi al bimestre settembre/ottobre ed è ovvio che, stavolta, il mancato rispetto del termine porterà non solo punti di penalizzazione in classifica, ma anche i titoli di coda sull”Ascoli Calcio 1898 SpA’. Il giorno successivo, infatti, nel Tribunale di Ascoli ci sarà l’udienza presieduta dal giudice fallimentare Raffaele Agostini, che discuterà delle tre istanze di fallimento presentate dall’Azzurra Free Time (oltre due milioni), dall’imprenditore Giancarlo Romanucci e dall’avvocato Mattia Grassani. In questi giorni si è scritto che, se entro quella data non si provvederà ad una ricapitalizzazione del fondo societario, la palla passa in mano al foro ascolano, con imminente procedura di fallimento. Sempre che non si arrivi ad un’altra strada: il concordato preventivo. Ed in effetti così stanno le cose. O quasi.

Infatti, la ricapitalizzazione è già stata esclusa. L’amministratore unico bianconero Costantino Nicoletti aveva sì fissato l’assemblea ordinaria dei soci, inserendo nell’ordine del giorno un aumento di capitale, ma subito dopo, circa sei giorni fa, ha revocato tutto, fissando per domenica 15 dicembre un’assemblea straordinaria, ma togliendo tra i punti all’ordine del giorno l’eventuale ricapitalizzazione. A questo punto, martedì 17 le due strade: fallimento o concordato. Questo’ultimo è una procedura concorsuale con la quale un’imprenditore chiede al tribunale di evitare il fallimento e cercare un accordo con la o le parti creditrici. Le forme dell’accordo sono molteplici: una dilazione dei pagamenti o un loro soddisfacimento parziale o altre ipotesi ancora. Ma il tutto, a partire dall’accettazione dell’istanza, deve passare al vaglio del tribunale. Il giudice Agostini, a meno di rinvii, da martedì riferirà subito tutto al collegio ed entro quattro, cinque giorni, massimo una settimana verrà emanato il provvedimento del tribunale. La giurisprudenza e la stessa legge spingono verso l’accettazione del concordato. Tra dodici giorni si vedrà.

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