ASCOLI PICENO – Centoquaranta i comuni d’Italia che hanno approvato il registro delle unioni civili. 29 quelli che lo hanno bocciato. Il Consiglio Comunale cittadino non ne ha ancora mai discusso, ma Francesco Ameli, giovane consigliere del Pd, sta preparando una proposta sul tema da sottoporre alla consulta nei prossimi giorni.

L’argomento potrebbe scatenare una interessante discussione, visto che il tema la porterà inevitabilmente su quel terreno complicato relativo al riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali, intanto Ameli sottolinea che “siamo molto indietro in questo campo. Badi bene, non ci si deve concentrare però solo su coppie dello stesso sesso, questo provvedimento vuole riconoscere anche coppie di sesso diverso. In particolare giovani coppie”.

L’obiettivo delle unioni civili in generale sarebbe quello di fornire una possibilità a coppie, etero o omosessuali, di vedersi riconosciuti alcuni diritti di cui si può disporre solo con un contratto matrimoniale. L’istituzione di un registro comunale delle unioni civili però non garantirebbe la piena ed immediata disponibilità di quei diritti in materia di successione e sanità (interruzione del trattamento sanitario),  mantenimento, trattamento pensionistico a cui si associa l’idea del riconoscimento delle coppie di fatto. In sostanza l’unione civile è ben lontana da un matrimonio. Le “unioni civili” infatti sono tutte quelle forme di convivenza fra 2 persone, dello stesso sesso o no, legate da vincoli affettivi ed economici.

Si parla di “coppia di fatto” quando ci si riferisce ad una coppia non riconosciuta a livello giuridico. Ma il fatto che l’unione in oggetto non sia contemplata dal codice civile, non significa che non faccia insorgere in capo ai due soggetti diritti e doveri. Il problema è che il legislatore nazionale, a cui la sentenza 4184 del 2012 emessa dalla Corte di Cassazione ha passato la palla, non ha ancora disciplinato la materia delle unioni civili, quindi, allo stato attuale, una registrazione ad un ipotetico registro delle unioni civili rappresenterebbe una sorta di promessa di matrimonio con valore meramente anagrafico.

Lo sforzo, sebbene vada in direzione di una ammirevole volontà di innovazione, che tiene conto anche delle posizioni europee più avanzate, deve tenere ben presente che sarebbe più utile sensibilizzare il legislatore in merito alla regolamentazione dei “patti di civile convivenza” (più semplici perché escludono la materia della filiazione), piuttosto che far aprire un nuovo registro anagrafico, il cui mantenimento si tradurrebbe in costi per il Comune.

Rimaniamo comunque in attesa di ulteriori sviluppi della proposta, poiché aprire un dibattito sulla questione sarebbe utile a chiarire innanzitutto cosa sia una unione civile e a prendere coscienza delle carenze presenti ancora oggi nel nostro Paese a causa di un legislatore nazionale piuttosto miope in tema di diritti sociali e non solo.

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