ASCOLI PICENO  – Anche quest’anno Confindustria Ascoli Piceno ha salutato l’anno appena trascorso con una cena che, come da tradizione negli ultimi tempi, si svolge nelle sedi delle industrie picene: alla Ykk un anno fa, alla Pfizer quest’anno.

E se nel 2012 l’ospite era stato il direttore del Sole 24 Ore Roberto Napoletano (con il suo libro “Promemoria italiano”), stavolta invece è toccato al brillante giornalista del Corriere della Sera, Aldo Cazzullo, presentare il suo libro e dialogare con la folta platea presente. Entrambi, sia Napoletano che Cazzullo, sono giunti nel Piceno con un libro che contiene un simile messaggio (virgoletto per semplicità): “Italia, sei una grande nazione, eri povera e sei diventata ricca, adesso stai tornando disperata, ma nelle tue corde c’è la capacità di reagire”. Sia Cazzullo che Napoletano hanno piacevolmente arricchito la presentazione con una serie di interessanti esempi dell’Italia che era, partendo proprio dalle esperienze personali (Cazzullo è un po’ più giovane, ma entrambi hanno ricordo di quale fosse il Bel Paese prima dell’avvento degli anni ’80).

C’è stata però una bella differenza, in questi dodici mesi, registrata, in maniera involontaria, nelle parole di Cazzullo rispetto a quelle di Napoletano. Il direttore de Il Sole 24 Ore parlava in un mondo un po’ diverso rispetto all’attuale: c’era ancora il governo Monti, si andava al voto immaginando un plebiscito per il duo Monti e Bersani, lo spread arrivato quasi a 550 nel novembre 2011 e risalito ai livelli di guardia nell’estate 2012 stava tornando a livelli meno pericolosi (ma, come oggi, sempre insostenibili nel lungo periodo); il Movimento Cinque Stelle non era ancora in Parlamento con il 25% dei voti. E, per ultimo: nessuno nell’ambito del main-stream metteva in discussione l’Unione Europea e l’euro. Chi lo faceva, era bollato come un folle vaneggiatore (qualcuno, ancora adesso).

Cazzullo, con parole leggere, ha concluso il suo peregrinare nell’Italia del passato nel 1992, annus horribilis per il futuro italiano: Tangentopoli, certo, ma anche, con la fine del vecchio regime democratico uscito dalla guerra, anno in cui Giuliano Amato, presidente del Consiglio, e Carlo Azeglio Ciampi, presidente della Banca d’Italia (posto successivamente alla presidenza del Consiglio e non a caso) firmano una cambiale che si chiama austerità, che ha condannato due generazioni di italiani a pagare più tasse di quanto sia stata la spesa pubblica (al netto degli interessi).

“Nel 1992 abbiamo perso due sfide epocali – ha detto Cazzullo – Non abbiamo avuto un riscatto morale e abbiamo scelto di abbandonare la nostra moneta, la lira, per inseguire l’euro, perdendo così una moneta debole che ci consentiva una adeguata spesa pubblica per abbracciare una moneta pesante che ci costringe ad una politica non appropriata”. Un anno fa invece Napoletano elogiava le politiche di austerità che avevano evitato il fallimento dell’Italia nell’Eurozona.

La frase di Cazzullo è stata detta di fronte a duecento o trecento persone, moltissimi imprenditori. Anche per Confindustria, come per i sindacati e i partiti di governo, vale la domanda: fino a quando i vertici (vero Squinzi?) continueranno a tacere sul disastro in corso ed esigeranno, da Roma e poi da Bruxelles, una immediata retromarcia pena l’uscita dall’euro?

Buon Natale a tutti.

 

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