ASCOLI PICENO – Riceviamo e pubblichiamo dalla sezione di Italia Nostra di Ascoli Piceno.

Prosegue con  pervicace aggressività l’opera di sistematica copertura di ogni spazio libero del centro storico di Ascoli con gli oggetti più disparati: ombrelloni e sedie di fogge stravaganti e di ogni dimensione, tavoli talvolta di fattura da camera  mortuaria, fioriere fantasiose e spesso finte, selle di biciclette sdrucite appoggiate su tubi arrugginiti. Sembra che non ci sia un minimo di regole e che manchino completamente indicazioni sulle modalità dell’arredo urbano.

Ora, per completare l’opera, nella centrale Piazza Arringo, vengono istallate roboanti strutture metalliche che creano una vera e propria nuova cubatura, con un impatto strabiliante che annulla completamente la commovente armonia dello spazio “metafisico” dell’incantevole sito.

Insomma una situazione insostenibile a cui bisogna assolutamente porre termine.
E’ augurabile che la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici delle Marche  si attivi per far applicare anche nel centro storico di Ascoli le regole di cui ha richiesto il rispetto nel momento un cui ha inviato una lettera ai comuni rivieraschi della Provincia per proibire l’installazione di strutture recanti dei danni agli irrinunciabili valori del paesaggio, in applicazione di quanto disposto dal Decreto Legislativo  42 del 2004,art 10 comma G  e della Direttiva del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo del 10 ottobre 2012.

Ma per giustificare l’intervento degli organi di tutela, a nostro parere, non è nemmeno necessario far riferimento alle sunnominate norme. E’ sufficiente prendere coscienza di quanto prescritto dal vigente Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio ed in particolare di quanto precisato dalla lettera g) comma 4 dell’art 10 che riconosce come beni culturali “ le pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi urbani di interesse artistico o storico” (E non si vede come non possano essere considerate beni culturali le rue e le piazze di un centro storico così prezioso ed incantevole come quello di Ascoli, per giunta quando le strutture vengono istallate in prossimità di monumenti eccezionali!).

E di quanto precisato, poi, dall’articolo 20 comma 1 che così recita “I beni Culturali non possono essere distrutti, danneggiati o adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione”.

Per quanto sopra riferito, è evidente l’urgenza di un intervento da parte degli organi di tutela per porre termine ad una situazione che oggettivamente sembra sfuggita di mano e per individuare forme equilibrate e responsabili dell’uso di questi “beni comuni e pubblici”, in modo da salvaguardarne anche l’integrità visiva oltre al decoro.

Sicura di un cortese urgente riscontro, la Sezione ringrazia e porge Cordiali saluti.

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