ASCOLI PICENO – Il consigliere comunale di opposizione, del Partito Democratico, Valentina Bellini, interviene con una nota sul “caso dehors” in Piazza Arringo.

Come al solito, anche rispetto all’istallazione dei dehors in Piazza Arringo, il sindaco Guido Castelli ha risposto pasticciando, con una giustificazione francamente incomprensibile e con la supponenza e lo sprezzo nei confronti di ogni critica. Ancora una volta in questa vicenda emerge con chiara evidenza non tanto la bruttezza degli edifici istallati (il fatto estetico può essere discutibile) ma l‘assoluta incapacità di questa amministrazione di governare, in senso complessivo e lungimirante, alcunché.

Le proteste e le manifestazioni di dissenso hanno dimostrato che l’Amministrazione non è capace di svolgere il suo doverosissimo ruolo di coordinamento, proposta e sintesi tra le sacrosante esigenze dei privati, la valutazione delle opportunità economiche della città e la tutela dei beni pubblici come patrimonio di tutti i cittadini (e Piazza Arringo, ovviamente, lo è).
Dalla replica del Sindaco avremmo voluto sapere in modo dettagliato: se i dehors hanno rispettato le indicazioni della Giunta -estremamente vaghe, peraltro: basta leggere la delibera-; se dunque erano legittimi; quali erano le caratteristiche indicate per ciascuno; se la Giunta ha derogato al regolamento sul Centro Storico; quanto e come verranno sanzionate eventuali azioni non legittime; come mai – soprattutto- non si sono coordinati gli interventi per impedire che ciascuno si muovesse in modo evidentemente autonomo; cosa si farà per intervenire -purtroppo, come spesso accade, “dopo lo sparo”- e riportare la situazione ad una condizione più accettabile, senza compromettere evidentemente gli interessi dei commercianti nel momento in cui essi si sono mossi nella piena legittimità.

Non sarebbe stato difficile, per un’Amministrazione interessata davvero al bene della città -dei commercianti, dell’industria turistica nel suo complesso, degli ascolani, dei residenti in Piazza Arringo- governare con un minimo di progettualità anche questo episodio, che rientra in un piano organico di riqualificazione e stimolo della vitalità del Centro Storico su cui il governo Castelli non ha mai messo mano e non sa neanche da che parte cominciare.
Alcuni esempi di ciò che si sarebbe potuto e dovuto fare: organizzare incontri tra commercianti, residenti ed esperti del patrimonio artistico; descrivere insieme nel dettaglio le strutture stesse, limitarne la grandezza, visto che è inutile citare via Veneto che è ampia tre volte la nostra Piazza; stabilire un cronoprogramma condiviso per la fase di allestimento (il giorno della fiera era francamente inopportuno); partecipare ai cittadini l’imminenza dell’istallazione e condividerne con loro le ragioni e l’opportunità. Tutto a fronte di un Piano di Riqualificazione- urbanistica ed economico- del Centro Storico che in questi quattro anni sarebbe dovuto essere partecipato e conosciuto da tutti ma che questa Amministrazione non è stata in grado neppure di pensare.

E nella convinzione profonda che la Tradizione e la Storia della nostra città sono ricchezze che possono anche essere “usate” come risorsa economica del territorio ma nel pieno rispetto del loro valore, storico e culturale.

Per questo non si possono lasciare soli i commercianti, o i cultori dell’arte locale, o i promotori turistici; è la città insieme che esce dalla crisi in cui è, e a promuovere questo senso della comunità non può che essere l’Amministrazione.

Da quindici anni, invece, questa destra comanda la città così, con sciatteria, con l’ottica miope della convenienza immediata in termini di consenso spicciolo. Come possiamo pretendere che mostri una capacità di progetto e di visione complessiva che non ha mai dato prova di avere?

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