Roma – “Ci siam giocati tutto, anche il futuro dei nostri figli”. Frase cult dell’ultimo film diretto da Paolo Virzì e distribuito da O1 Distribution, che si presta bene a riassumere un clima sociale appesantito nell’ ultimo anno da un tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) che ha superato la soglia del 40%, tanto per dirne una.

A pronunciare queste parole spietate è Dino Ossola (Fabrizio Bentivoglio), immobiliarista con l’acqua alla gola e primo personaggio ad entrare in scena nel dramedy del regista livornese. Ossola è ossessionato dal denaro e dal raggiungimento di una posizione sociale più in vista, perciò decide di sfruttare l’avvenenza della figlia adolescente, mandandola in un liceo privato molto prestigioso. L’incontro tra la ragazza e il figlio dei coniugi Bernaschi (Valeria Bruni Tedeschi e Fabrizio Gifuni), i ricconi della provincia brianzola in cui è ambientato “Il Capitale Umano”, diventa per Dino l’occasione di iniziare una nuova vita, per la quale vale la pena mettere in secondo piano la felicità della figlia e giocare d’azzardo sul futuro dei gemelli di cui è in attesa la compagna Roberta (Valeria Golino).

I personaggi principali sono tutti ben disegnati: Gifuni, nei panni del Bernaschi, un broker freddo e senza scrupoli; Bentivoglio in quelli di Ossola, borghese medio che fa del moral hazard il suo stile di vita; Bruni Tedeschi, nel ruolo della ricca signora Bernaschi, personaggio fitzgeraldiano nella sua insensibilità. Le vittime e allo stesso tempo la speranza del cambiamento sono i ragazzi, gli unici a soffrire, dopo l’errore che innesca il cortocircuito alla base dell’intreccio narrativo, e a comprendere che è ora di farla finita con gli azzardi e le finzioni. Sono loro a dire basta, riprendendo in mano qualcosa che agli adulti, troppo occupati a rincorrere il denaro, è sfuggito: i sentimenti.

Una pellicola che relega volutamente nel sottoscala il destino dei lavoratori precari e quello delle nuove generazioni, oppresse e calpestate dai genitori. Era arrivato il momento che Virzì offrisse una rappresentazione spietata della società odierna, piuttosto lontana dalle sue pellicole precedenti, concentrandosi sugli effetti prodotti dalla crisi finanziaria sulle relazioni umane e i rapporti familiari (per avere un assaggio, guarda la clip). Il regista ha scelto per la sua storia, tratta dall’omonimo libro di Stephen Amidon (Mondadori, € 10), il thriller, lasciando il giusto spazio ad uno humour nero che evidenzia gli aspetti paradossali dei protagonisti.

Per chi fosse interessato ad approfondire la tematica non scontata dei rapporti interpersonali nelle famiglie dell’alta borghesia lombarda – la Lombardia è una metafora del profitto made in Italy, ma la riflessione sulla famiglia ossessionata dai soldi è universale -, un’altra pellicola molto interessante e raffinata è “Io sono l’Amore” di Luca Guadagnino con Tilda Swinton, Alba Rohrwacher, Flavio Parenti. Distribuito nel 2009 dall’allora Mikado,  il film si rivelò un grande successo all’estero, incassando ben 2 milioni di dollari negli Stati Uniti.

Multiplex delle Stelle:  16.00; 18.10; 20.50; 23.00

Piceno Multisala: 15.30; 18.00, 21.30

Multiplex Palariviera: 16.00; 18.20; 20.40; 23.00

 

 

 

 

 

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