ASCOLI PICENO – La vicenda dei dehors in Piazza Arringo continua a scaldare la cronaca politica ascolana. Francesco Ameli, consigliere comunale del Partito Democratico, scrive che “la decisione di mantenere sotto sequestro i gazebo è un duro colpo per la città. Il sincero dispiacere è per tutti coloro che fidandosi dell’amministrazione (in quanto era il comune l’interlocutore dei privati) ora si ritrovano “cornuti e mazziati”. Un duro colpo per i commercianti che rischiano di vedere persi i propri investimenti ed un danno di immagine non indifferente. Un duro colpo per le nuove possibilità di lavoro che potevano nascere. Un duro colpo per turisti e noi ascolani che rischiamo di non poter godere dello splendore della nostra Piazza Arringo fino a data indefinita”.

“Purtroppo la prassi consolidata di agire senza un progetto strategico per la città (ed in questo caso per il centro storico) ha dato i suoi esiti negativi. Peccato però che quando vengono messi in evidenza gli errori, il sindaco Castelli come al solito attribuisce le responsabilità a terzi. Infatti ciò che ha lasciato sbigottiti i cittadini è stata la “fuga” ed il disinteresse del primo cittadino subito dopo il manifestarsi di alcuni problemi con conseguente attribuzione delle colpe agli esercenti operanti in Piazza Arringo” continua Ameli.

“Cosa dovrebbe farsene la città di un sindaco che non è in grado di assumersi le proprie responsabilità? Cosa dovrebbero farsene i cittadini di un’amministrazione che richiede solo ora a degli esercenti nuova documentazione? Un attento conoscitore della città sa bene che la piazza è un ambiente pubblico tutelato e che qualunque trasformazione si propone su un bene monumentale deve avere una procedura precisa. Dato che il privato ha interagito con il comune, era l’ente pubblico che doveva garantire i commercianti. A ragione di quanto detto, non è un caso se solo ora il Comune si sta attivando con la Soprintendenza. Se si fosse agito in tempo e secondo il nostro suggerimento, non saremmo arrivati a questo punto” scrive il consigliere di minoranza.

Conclude Ameli: “Per non parlare della procedura amministrativa: un avvocato dovrebbe conoscere il Testo Unico degli Enti locali. Dovrebbe quindi sapere che un regolamento Consiliare non può essere modificato con un atto della giunta (articolo 42). L’operato dell’amministrazione è sconfessato dall’art 49 del Tuel: nelle delibere di indirizzo non è richiesto il parere tecnico (cosa invece presente nella 299/2013)”.

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