ANCONA – Stefano Stracci è il nuovo presidente dell’assemblea regionale del Pd. Un’elezione avvenuta all’unanimità dei presenti, ma che non allontana polemiche e colpi bassi. “Si tratta di una gratificazione importante sia per me che per il nuovo gruppo dirigente che intende cambiare il partito”, dichiara il sindaco di Monteprandone. “Il mio sarà un ruolo istituzionale, lavorerò per far tornare l’unità”.

L’unità, questa sconosciuta. All’appuntamento di sabato mancava l’intera corrente ceriscioliana, che nel Piceno fa riferimento all’onorevole Luciano Agostini. Il parlamentare offidano è rimasto a casa, così come il segretario di federazione, Antimo Di Francesco.

C’è poi chi il disappunto l’ha espresso nero su bianco sui social network: “Al fianco di un segretario dimezzato ci voleva proprio un mediocre rampante”. Firmato Anna Casini, responsabile dell’organizzazione provinciale del Partito Democratico. “Non è il massimo della correttezza, vista la carica che ricopre – commenta Stracci – vanno ricomposte le fratture, il Pd non può essere lo strumento per un regolamento di conti interno. Sono state primarie cattive”. Ascolana doc, la Casini divenne l’involontaria protagonista del boicottaggio di Paolo Perazzoli a danno di Margherita Sorge, in occasione delle parlamentarie del dicembre 2012. Non a caso, il suo nome comparve su molte schede spogliate a San Benedetto.

Nonostante si ribadisca ciclicamente la volontà di lavare i panni sporchi in casa, il Congresso regionale ha generato l’effetto contrario. L’esclusione dai giochi di Luca Ceriscioli ha prodotto veleni culminati con l’invito dei supporters dell’amministratore pesarese a non recarsi al seggio, o peggio di andare a controllare la regolarità delle votazioni.

Il trionfo di Comi, parzialmente azzoppato dalla bassa affluenza alle urne (appena 12 mila partecipanti), ha pertanto regalato ai renziani doc una sorta di rivalsa nei confronti di chi sul carro dell’ex rottamatore ci è salito in corsa, in maniera più o meno opportunistica.

Stracci esulta, anche se il rammarico per ciò che poteva essere e non è stato rimane. Lui glissa (“la mia candidatura non si è mai realmente concretizzata”), tuttavia l’idea di poter succedere a Palmiro Ucchielli rischiò di diventare realizzabile verso la fine della scorsa estate. Fino a quando si fece improvvisamente strada la figura di Valerio Lucciarini, che si sarebbe successivamente tirato indietro in favore di Ceriscioli.

Tornando a Comi, il neo-segretario tenterà la ricucitura attraverso la modifica dell’articolo 18 dello Statuto Regionale. I membri dell’assemblea si allargheranno da 30 a 45, con la finalità di inserire in squadra proprio quella minoranza che non si riconosce nel nuovo corso.

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