Guido Rossetti, architetto sambenedettese, conosce molto bene l’Ucraina dove lavora da 18 anni, sia ad est che ad ovest. Conosce dunque bene quella nazione, la sua gente, le sue caratteristiche storiche. Di recente, il 20 febbraio, ci ha espresso il suo parere riguardo questa vicenda. Ora è tornato a testimoniare l’evolversi di questa situazione drammatica

Fare il punto della situazione in Ucraina è abbastanza complicato poiché la situazione può cambiare di ora in ora. Sono da più di una settimana a Donetzk, capoluogo del bacino minerario del Donbass che abbraccia oltre alla regione di Donetzk, quella di Lugansk e parte della regione di Dnjepropetrovsk, una zona molto estesa e popolata, circa otto milioni di persone nella stragrande maggioranza di etnia russa.

Ad oggi posso fare delle considerazioni, cercano di guardare obiettivamente la situazione, certamente dal punto di vista dei cittadini del Donbass, e di conseguenza di tutta la popolazione del sud-est e della Crimea, ma in modo quanto più libero e obiettivo.

Dal punto di vista di questa parte della popolazione, la quale condivido pienamente, a Kiev, camuffato dietro una condivisibile protesta contro un presidente corrotto, si è consumato un “golpe restaurativo” ad opera del potere oligarchico egemone nella politica Ucraina. Una restaurazione vera e propria dopo la degenerazione politica attuata dal presidente anch’esso proveniente da Donetzk. Di fatto il ristretto clan familiare del presidente si era inimicato, per la sua ingordigia, anche l’oligarchia che lo aveva portato al potere come garante della stessa. La parte russa della nazione, nei lunghi mesi della maidan di Kiev, era rimasta in silenzio perché in fondo ne condivideva gli scopi, le dimissioni di questo presidente. Ma poi, la piazza (maidan in lingua ucraina), dopo la firma dell’accordo del 21 febbraio, l’ha disatteso, accordo firmato dal presidente e dai partiti d’opposizione, con la controfirma di tre ministri degli esteri dell’UE, Francia, Germania e Polonia, dopo il bagno di sangue e l’ambigua e vergognosa pagina dei cecchini, argomento che dovrebbe essere approfondito. Perché mai un potere legittimo dovrebbe ricorrere ai cecchini per difendersi dall’attacco della folla? In estrema ratio spara a viso scoperto, semmai i cecchini hanno la funzione di individuare e abbattere elementi armati nascosti tra la folla, la piazza, ha ignorato completamente l’accordo e ha occupato il potere. I primi atti sono stati repressivi nei confronti non solo del presidente e del suo clan, ma verso i partiti che appoggiavano la sua politica soprattutto estera, hanno abrogato la legge che riconosceva come lingua di stato qualsiasi lingua parlata da almeno il 10% della popolazione su un territorio, hanno deposto tutti i governatori delle regioni del sud-est, che erano espressione della maggioranza in queste regioni ed hanno nominato oligarchi di loro fiducia e dei loro partiti, oligarchi di cui il più povero ha un capitale personale di 2,5 miliardi di dollari e che agli occhi della gente non rappresentano quel nuovo promesso, ma un ritorno al passato ancora più becero del più recente passato, un ritorno al quel passato inizio anni 90 in cui l’affermazione delle oligarchie era accompagnato da omicidi, attentati, autobombe e quant’altro del miglior repertorio mafioso.

Invece di cercare il dialogo con l’altra metà della nazione l’hanno spaventata e intimorita, fino a spingerla a chiedere e invocare l’aiuto della “grande madre Russia”. Non dimentichiamo che questa zona del sud-est è da sempre chiamata la malarossja, cioè la piccola Russia, che insieme alla russa di Kiev, la Bielorussia (russia bianca) e la grande Russia costituivano il dominio e quindi il titolo dello Zar di tutte le Russie. Spaventata e intimorita anche attraverso le azioni del partito svaboda ex partito nazional-socialista galiziano di Bandera, alleato di Hitler e autore di massacri di pulizia etnica ai danni degli Ucraini di nazionalità Polacca nel 1943, che hanno abbattuto i monumenti non solo di Lenin ma anche dei combattenti della guerra di liberazione dal nazismo che è costata venti milioni di morti al popolo sovietico.

Questo nuovo potere di Kiev, in sintesi, consapevole che elettoralmente rappresenta la minoranza del paese, invece di cercare la normalizzazione nel paese, ha alimentato lo scontro etnico con l’unico scopo di provocare l’intervento della Russia, spalancando cosi le porte alla Nato e all’UE in un paese in cui Nato e UE non sarebbero mai entrate per volontà popolare, cioè tramite referendum.

L’apoteosi della mistificazione si sta raggiungendo in Crimea, a oggi, (ripeto la situazione si evolve di ora in ora) per quanto ascolti le tv più vicine al nuovo potere, nessuna può affermare e dimostrare che un solo soldato russo sia entrato in Ucraina. La Crimea ospita da sempre le basi strategiche della flotta del mar nero, da sempre in Crimea sono dislocati 15.000 effettivi dell’esercito russo, con tutti gli armamenti e attrezzature di contorno, non ultimi una discreta quantità di sommergibili con armamento nucleare? Non so, è gioco da ragazzi per la propaganda anti russa far vedere mezzi in movimento tra le varie basi, o mezzi di guardia alle basi stesse e spacciarli come invasori, l’unico atto ostile, anche in questo caso e stato compiuto dall’Ucraina, disponendo navi a bloccare l’ingresso del porto di Sebastopoli, in modo da impedire l’ingresso e l’uscita delle navi russe dal porto. Le milizie filorusse armate in giro per la Crimea? Sono milizie di autodifesa popolare al pari di quelle di svaboda e del pravi sektor di Kiev. Chi le ha armate, sia le une sia le altre? Questa è un’altra storia da affrontare a parte, storia che poco ha a che fare con la democrazia.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 275 volte, 1 oggi)