ANCONA – “Gli interventi regionali dell’Accordo di Programma stanno funzionando. Con il Fondo regionale sono stati finanziati ventuno progetti imprenditoriali, per un contributo concesso totale di oltre 2,6 milioni di euro che attivano investimenti complessivi sul territorio di 10,8 milioni di euro con la creazione di settantotto nuovi posti di lavoro. Le criticità sui territori interessati sono profonde: si tratta comunque di un segnale di fiducia da sottolineare perché può stimolare ulteriori iniziative imprenditoriali in quanto il Fondo regionale ancora presenta disponibilità finanziarie. Un ulteriore elemento positivo è che le iniziative finanziate sono distribuite in tutte le aree territoriali interessate dall’Adp”.

“Purtroppo – prosegue –  invece, gli strumenti nazionali dell’Accordo di Programma non hanno ancora finanziato nemmeno un progetto per l’eccessiva rigidità della Legge nazionale 181/89. Il rischio è di vanificare lo sforzo che le Regioni Marche e Umbria stanno compiendo per risolvere la grave crisi occupazionale che pesa sulle aree interne e montane. Avevamo subito informato il Ministero dello Sviluppo di questa gestione burocratica di Invitalia: purtroppo i fatti ci stanno dando ragione. Continueremo a sollecitare il Mise per sbloccare questa situazione inaccettabile d’inefficacia operativa della normativa nazionale attraverso la sua semplificazione”.

Parole del presidente della Regione Marche Gian Mario Spacca commentando in un incontro con la stampa in Regione (presente anche l’assessore regionale alle Attività produttive, Sara Giannini) i dati dell’applicazione del bando regionale lanciato nei mesi scorsi dalla Regione Marche per cofinanziare l’Accordo di programma con un fondo di propria competenza. Tale bando utilizza le nuove risorse del Fondo regionale di sviluppo e coesione per sostenere le iniziative imprenditoriali con progetti d’investimento sotto i 2 milioni di euro. La Regione Marche aveva già impegnato a difesa del lavoro e della coesione dei territori interessati dall’Accordo di Programma 37,7 milioni di euro attraverso ammortizzatori sociali in deroga, fondi di garanzia per la liquidità delle Pmi, aiuti alle assunzioni e progetti di formazione, sostegni agli investimenti e alla cooperazione.

“Le misure regionali dell’Accordo di programma stanno finanziando progetti imprenditoriali che creano occupazione – ha rilevato Sara Giannini – e questo significa che gli strumenti attivati sono efficaci e operativi. L’applicazione della normativa nazionale, invece, continua evidenziando forti criticità, che abbiamo da qualche tempo sottoposto, assieme alla Regione Umbria, al Ministero dello Sviluppo Economico. Il problema è che Invitalia applica prassi operative troppo rigide, che scoraggiano la fruizione della misura da parte delle piccole e medie imprese. Non possiamo permetterci che la situazione economica e occupazionale dell’Entroterra Appenninico, manchi del supporto di un importante strumento di politica industriale nazionale.”

Le rigidità applicative della legge 181 sono molte. Si va, infatti, dall’investimento minimo richiesto (pari a due milioni di euro), alla distribuzione fissa degli investimenti tra immobili e macchinari, al rapporto richiesto tra investimenti e addetti, all’elevato ammontare delle garanzie richieste, al costo effettivo reale del finanziamento agevolato concesso, alla mancata previsione di anticipazioni e all’impossibilità di ricorrere a uno strumento diffusissimo nella pratica imprenditoriale come il leasing. Non ammesse inoltre le cooperative, né è prevista la possibilità, contrariamente a quanto lo stesso codice civile dispone , di considerare gli utili come mezzi propri. Molte di queste rigidità, peraltro, sembrano riconducibili a mere prassi amministrative e non a previsioni di legge.

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