L’Anteprima della 7° Edizione del Festival del Cortometraggio Frammenti di Appignano del Tronto che si è svolta il 23 marzo, ha ospitato il regista padovano Stefano Collizzolli e il suo ultimo documentario Il pane a vita, prodotto da Zalab, dalla Caritas Diocesana di Bergamo, dalla Fondazione Bernareggi e da Rai Cinema. L’evento è stato un momento di dibattito al quale hanno partecipato oltre al regista, la sindaca di Appignano Nazzarena Agostini, il segretario Usb Andrea Quaglietti, il presidente della Cna Marche Gino Sabatini, e una rappresentanza di operai della Haemonetics, azienda del territorio che ha preferito chiudere e investire in Malaysia.

Il confronto e la discussione tra le diverse parti sociali, ha visto la partecipazione del pubblico presente ed è stata l’occasione per mettere in relazione la situazione di una ricca provincia del nord in declino, con lo scenario preoccupante della zona industriale di Campolungo e di tutto il comprensorio ascolano. Molte sono le aziende che hanno chiuso i battenti. Tantissimi coloro che non riescono a trovare più un lavoro. Una situazione economica e occupazionale ormai permanente, dalla quale nel breve periodo non se ne esce, perché le nostre aziende non sono più competitive o semplicemente perché preferiscono avere margini di guadagno superiori delocalizzando all’estero.

Il pane a vita rafforza quello che già si sapeva, ma aggiunge una novità. Il dramma umano e sociale resta individuale, confinato dentro le mura domestiche. Tre donne affrontano, ognuna a suo modo, la ferita della perdita del lavoro. Una cicatrice che fatica a rimarginarsi perché le alternative a disposizione sono poche e spesso da cercare tutte nell’ambito familiare, nella cura degli anziani o in quella dei nipoti. La chiusura, dopo 123 anni, del cotonificio Honegger, rimette in discussione le vite di tutti, perché essere assunti in quello stabilimento significava la sicurezza a vita, equivaleva alla costruzione di un futuro, ad avere diritto a una pensione, a sentirsi membri di una comunità, ad essere cittadini. Quando tutte queste certezze cadono, a una donna o a un uomo cosa rimane? Nessuna indagine statistica ce lo racconta.

“I debiti ti allungano la vita – dicevano i vecchi”, e così ripete, come un vecchio refrain, una delle protagoniste del documentario, consapevole che anche quel modo di dire, ormai, non ha più senso, poiché non c’è più il “posto fisso” che permette di crescere nel tempo. Il diritto al lavoro, cardine sul quale poggia la Costituzione, è ormai una nozione astratta, svuotata di senso e di dignità. Nessuna crisi finanziaria potrà mai giustificare una programmazione economica, come quella italiana, povera di ricerca e sviluppo e ricca di ingiustizia sociale. E allora rimane il dolore trattenuto. Quello che resta è una spending review che investe le vite quotidiane di tutti. Tagliare i consumi, mangiare pasta o minestra, dosare i riscaldamenti, arrangiarsi elettricisti, falegnami o altro. Convivere con il declino. Digerire il boccone amaro. Progettare un altro modello di economia o almeno provare a immaginarlo. Ripartire.

(A breve sarà pubblicata un’intervista integrale al regista Stefano Collizzolli)

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