PAGLIARE DEL TRONTO – Riceviamo e pubblichiamo un comunicato di Cittadinanzattiva:

“Cittadinanzattiva di Ascoli Piceno ha raccolto la testimonianza di questa donna, che insieme ad altre, aveva deciso di non pagare per intero la retta del centro, sino a quando, dopo l’ennesimo aumento non debitamente giustificato, l’Unione Comuni della Vallata del Tronto unitamente alla Service Coop, che gestisce il centro praticamente da quando è nato, non avessero propriamente chiarito la gestione economica del centro che avrebbe determinato tale aumento.

Chiarezza che è stata chiesta a gran voce da Cittadinanzattiva, oltre che da alcune famiglie dei ragazzi che frequentano il centro, e che ancora attende di essere definita proprio per assoluta mancanza di trasparenza.

Un servizio gratuito – utile e importantissimo, anzi vitale – fornito dall’Unione dei Comuni della Vallata del Tronto per le famiglie che hanno casi di disabilità in casa, si trasforma in pochi anni in compartecipazione, passando dalla corresponsione di 50 euro mensili alla richiesta di 150 euro con decorrenza 1 aprile 2011.
Le motivazioni fornite dall’Unione dei Comuni della Vallata? Lo Stato ha tagliato i fondi per il sociale, così come pure la Regione. Vi sono aumenti dei costi della gestione. Quali? Sta di fatto che, pur nella consapevolezza di forti tagli in ogni settore che ricadono su ogni aspetto del vivere quotidiano, la Regione, per il tramite degli uffici preposti, ha confermato la presenza dei fondi destinati al sociale, che sarebbero addirittura aumentati. Lo Stato avrà fatto tagli, ma la Regione Marche no. L’unica differenza stabilita con delibera regionale è che la Regione non paga più a preventivo ma a consuntivo. Ossia si vogliono i giustificativi di spesa, la documentazione per i rimborsi: una procedura corretta, trasparente ed efficiente.

Allora qualcosa non torna. “Perché non paghi?”. Alla domanda prova a rispondere Cittadinanzattiva, a nome e insieme alle famiglie che l’hanno coinvolta chiedendo aiuto.

Si lasci anche da parte il fatto che un ragazzo disabile che rivolge una domanda del genere alla propria mamma, sicuramente qualche pressione l’avrà ricevuta. E andiamo quindi alla questione economica, che significa soldi pubblici, non solo quelli sborsati dalle famiglie dei ragazzi disabili in compartecipazione. Trasparenza? Non è una moda, ma è legge! Purtroppo in Italia anche le buone pratiche devono essere imposte per legge. Pertanto quando un’associazione o i cittadini, anche per il tramite dei propri legali, chiedono chiarimenti, come nel caso di specie, pongono l’Ente di riferimento di fronte all’obbligo di legge di mettere a disposizione tutto il necessario perché si faccia chiarezza, e di mettersi a disposizione per raccogliere le istanze dei cittadini che amministra. E per questo non può liquidare i propri interlocutori con risposte vaghe, fornendo quattro dati capestro e trincerarsi per esempio dietro la risposta che, con riferimento alla cooperativa che gestisce il centro, che non esiste un bilancio autonomo, ma vi sono solo voci di spesa incluse nel bilancio dell’ente. Bene partiamo dai dati che sono stati forniti all’associazione. Ogni hanno per il centro vengono spesi per l’affitto dei locali che ospita la struttura ben 36 mila euro! Che vi sono spese per circa 70 mila euro ogni anno per il trasporto. E a questo punto sorge spontanea una prima riflessione: ma con i soldi spesi per l’affitto in oltre venti anni di gestione, non si sarebbe potuto scegliere di acquistare un immobile, un bene che sarebbe rimasto alla comunità? Oppure, non si poteva trovare un luogo idoneo a un costo accettabile? Possibile che nessuno dei Comuni appartenenti all’Ente Unione non abbia la disponibilità di uno stabile da destinare al Centro? È lecito per i cittadini di tutta la Vallata che fa capo all’Unione dei Comuni, di fronte a tali cifre, chiedere conto dei soldi pubblici spesi, nonché agli amministratori, che però non forniscono risposte da anni.

La sussidiarietà e la trasparenza nelle Pa sono diritti per i cittadini, imposti dalla legge e dalla Costituzione.

Cittadinanzattiva ha già chiesto da un anno a tutti i soggetti coinvolti, in primis all’Unione dei Comuni, oltre che ai vertici del Pd provinciale, di fare luce su questa vicenda. Nessuna risposta fino ad ora.

Cittadinanzattiva e le famiglie dei ragazzi si augurano e continuano a chiedere che venga accolta la loro richiesta di istituire, per la gestione futura del centro, un tavolo permanente di confronto, di consultazione e di progettazione di strategie condivise, per il buon funzionamento del centro stesso. Le famiglie vogliono compartecipare: se necessario e con carte alla mano non solo alla spesa, ma anche alla programmazione. Sono i loro figli che usufruiscono della struttura ed è un buon modo per farla lavorare ancora meglio.

Ogni Comune è chiamato a dare supporto alle famiglie in difficoltà: il centro è un diritto dei cittadini non una regalia da parte dell’Unione dei Comuni, della Cooperativa, o di amministratori e politici. Non è possibile usarlo strumentalmente (se non paghi, lo chiudo).

Gli Amministratori devono capire una volta e per tutte che il vero cittadino è proprio quello che chiede conto e si interessa di controllare l’operato di coloro i quali sono stati investiti del dovere di amministrare. Quindi il vero cittadino non può essere visto come un intruso che non merita considerazione o peggio merita di essere preso in giro. Finalmente quest’anno, anche se con qualche rinvio e tentennamento che ha determinato nelle famiglie qualche angoscia in più, è stato indetto un bando per la gestione del Centro, bando che si è chiuso a marzo: ancora non si sa, però chi sia la cooperativa, tra le 5 partecipanti, che se n’è aggiudicata la gestione. Dovremmo aspettare ancora molto? Forse no. Così finalmente si avrà magari anche un calendario di apertura programmato e definito portato a conoscenza di tutti gli interessati”.

 

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