ASCOLI PICENO – Un momento di riflessione di alto profilo e a tutto campo quello che si è vissuto il 17 maggio ad Ascoli, nella sala del Consiglio Provinciale, al quale hanno preso parte autorevoli rappresentanti della magistratura, delle forze dell’ordine ed esperti e volontari impegnati a “fare rete” contro la violenza di genere in tutte le sue forme. L’importante iniziativa, giunta alla sua terza edizione, è stata promossa dalla Provincia e dalla Commissione Pari Opportunità impegnate da anni, a fianco delle donne e non solo, con i due centri antiviolenza di Ascoli e San Benedetto che costituiscono un fiore all’occhiello nel campo della prevenzione e del trattamento dei casi di violenza con un’utenza proveniente anche dal Fermano e dalla provincia di Teramo.

“Siamo l’unica provincia delle Marche ad avere aperto due centri antiviolenza con un protocollo d’intesa che unisce in sinergia gli enti, le istituzioni, l’Asur, le forze dell’ordine e le realtà del volontariato sotto l’efficace regia della Prefettura, una rete d’eccellenza che probabilmente ha contribuito al risultato che la provincia di Ascoli Piceno è la più virtuosa d’Italia per il minor numero di violenze sessuali registrate” ha dichiarato il Vice Presidente e Assessore alle Pari Opportunità Pasqualino Piunti.

Un’attività di rilievo, sottolineata anche dal Vice Prefetto di Ascoli Piceno Anna Gargiulo che, portando il saluto del Prefetto, ha rimarcato “l’attenzione delle istituzioni anche con un’opera di sensibilizzazione sociale e culturale”.

La Presidente della Commissione Pari Opportunità Maria Antonietta Lupi ha ricordato “le iniziative portate avanti dalla Commissione e che saranno ulteriormente implementate a partire dal progetto ‘Educare alla Legalità’ che vedrà impegnate nelle scuole superiori del territorio le 46 componenti della commissione, nonché rappresentanti delle forze dell’ordine ed esperti di varie discipline per sensibilizzare i ragazzi al rispetto della normativa e degli altri”. La Presidente ha anche ricordato il progetto ‘Diversi nell’Uguaglianza’, che ha riguardato gli allievi nelle scuole materne ed elementari con disegni che saranno esposti in una mostra e lo speciale protocollo sanitario di cui possono usufruire negli ospedali di Ascoli e di San Benedetto le vittime di violenza.

La responsabile dei Centri Antiviolenza Franca Maroni ha messo in evidenzia che “le due strutture del Piceno hanno trattato ben 100 casi aiutando le vittime dal punto di vista legale, psicologico e di sostengo morale” ed ha annunciato la novità dell’apertura di uno ‘Sportello Uomo’ dedicato alle problematiche dello ‘stalking al maschile’, progetto-pilota monitorato a livello nazionale. L’avvocato Cristina Perozzi ha posto in rilievo “il ruolo dell’avvocato nell’ambito delle denunce e dei procedimenti di violenza di genere”.

Molto apprezzato e di grande efficacia l’intervento del Presidente del Tribunale di Ascoli Piceno Fulvio Uccella che ha sottolineato “la volontà del Tribunale di essere un presidio sul territorio a favore delle persone più emarginate e in difficoltà” ed ha annunciato “l’istituzione di uno sportello di mediazione familiare con uno specifico protocollo d’intesa con l’Ordine degli Avvocati e aperto alle associazioni e agli operatori”. Ai lavori era anche presente il Giudice Emilio Pocci che ha  ribadito “il grande impegno dell’autorità giudiziaria contro la violenza di genere con gli strumenti innovativi proposti dalla legge e l’organizzazione operativa sul territorio”.

Proprio sugli strumenti innovativi della normativa si sono soffermati Quinto Amadio, Primo Dirigente della Polizia di Stato della Questura di Ascoli che ha illustrato “l’istituto dell’ammonimento del Questore ai sensi della legge n. 119/2013” e il Capitano Roberto D’Ortona del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Ascoli che ha parlato “delle particolari procedure d’intervento delle forze dell’ordine nei casi di violenza”.

Dal convegno è uscito un grande messaggio di speranza per chi è in condizioni di disagio o di sofferenza: ci sono, infatti, gli strumenti normativi e tecnici per intervenire e operatori qualificati cui rivolgersi. Pertanto le persone non devono subire, ma rivolgersi con fiducia alle istituzioni per trovare il percorso a loro più appropriato per uscire dalle situazioni di violenza e sofferenza.

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