ASCOLI PICENO – La tenacia a volte, paga.

Il sit-in della Coldiretti Ascoli davanti alla Coalac fa saltare l’annuncio della chiusura della centrale del latte. Sin dalla prima mattina una rappresentanza degli allevatori con trattori, striscioni e una delegazione dell’Associazione dei Bersaglieri, si è schierata davanti ai cancelli, in attesa dell’arrivo del presidente di Cooperlat, che avrebbe dovuto incontrare l’assemblea dei lavoratori per comunicare lo stop al sito ascolano.

“L’obiettivo dello stato maggiore della cooperativa era dare l’annuncio al personale e poi andare a ratificare il tutto in Regione, nell’incontro previsto per il pomeriggio” spiega il direttore della Coldiretti Ascoli Fermo, Leandro Grazioli. L’accoglienza riservatagli dagli allevatori con striscioni su cui campeggiavano le scritte “Chiudono il latte ascolano per darci quello tedesco”, “La Merkel ringrazia” e “Stop al segreto sulle importazioni: paura, eh?”, oltre a quella delle maestranze, ha spinto gli amministratori a chiedere un incontro con una semplice delegazione dei lavoratori, che è stata rifiutata da questi ultimi.

L’arrivo del sindaco Guido Castelli ha poi convinto lo stato maggiore della Cooperlat a desistere e ripartire per Ancona. La filiera del latte marchigiano potrà essere rilanciata, secondo Coldiretti, solo garantendo trasparenza ai consumatori sulla provenienza del prodotto e valorizzando il lavoro degli allevatori.

Se nel giro di cinque anni si è perso un terzo della produzione di latte, dovrebbe essere evidente a tutti che il modello promosso da un certo tipo di cooperazione non risponde più agli interessi dei soci.  

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