ASCOLI PICENO – Ancora un’analisi sul voto dello scorso 25 maggio.

7419 ascolani hanno votato il Movimento 5 Stelle alle Europee. Di questi oltre 3200 molto probabilmente hanno votato il candidato di Forza Italia alle Comunali. Di prim’acchito Grillo penserebbe a brogli. Poi però scorrendo gli altri risultati noterebbe che, dei 10664 che hanno votato ad Ascoli il Partito Democratico alle Europee circa 5300 quasi sicuramente hanno fatto come i suoi alle Comunali votando il candidato forzista. Allora, escludendo una sindrome allucinatoria di massa dentro l’urna e osservando pure come oltre 1000 ascolani, pressoché certamente, hanno votato solo alle Comunali il candidato di Berlusconi, non gli resterebbe che constatare quali drammatici esiti può produrre il clientelismo in una città che conta tra il corpo elettorale almeno il 28% di disoccupati. Queste purtroppo sono le conclusioni cui siamo arrivati anche noi dopo un accurata analisi del voto nel capoluogo Piceno, unico caso in provincia dove, con i dovuti distinguo, l’esito delle Europee è stato totalmente e molto stranamente rivoluzionato”.

Ad affermarlo è l’incaricato provinciale di Scelta Civica, Francesco Petrelli. “Dopo aver assistito a quello che è avvenuto in Ascoli – prosegue Petrelli -, dove nonostante 750 candidati per nemmeno 32000 votanti, vi sono stati alcuni ben noti personaggi che, pur allestendo in prima persone liste con 32 candidati, hanno preso oltre 500 preferenze, nostro malgrado dobbiamo pensarla con l’ex ministro di Forza Italia, Mariastella Gelmini: “Le preferenze non sono necessarie e creano clientelismo. Rappresentano il trionfo delle lobby. Con le preferenze non sono gli elettori a scegliere gli eletti, ma gli eletti a scegliere le categorie, i gruppi influenti ed i portatori di voti”. Ad Ascoli, è triste constatarlo ma purtroppo stavolta più che mai abbiamo assistito inermi ad una lotta impari tra politici, più o meno puliti, e politici senza dubbio dopati che, guarda caso, utilizzando certi metodi stimolanti hanno stravinto”. “A vincere – conclude – però in realtà sono stati in pochi, i soliti, quelli che si sapevano già, mentre a perdere sono stati tanti, la maggioranza, o almeno quella maggioranza che crede ancora nel principio costituzionale di parità di condizioni per accedere in politica, venuto in questo caso clamorosamente meno”.

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