Pubblichiamo integralmente la lettera dei dipendenti Coalac

“In merito alle chiare posizioni espresse a favore della lavorazione del latte fresco di qualità, presso lo Stabilimento ex Coalac di Ascoli Piceno, che all’uopo è stato chiuso il 10 Giugno scorso, Le esprimiamo tutta la nostra gratitudine e riconoscenza per aver tenuta ferma la strategia di sviluppo Regionale nel settore agroalimentare quale cardine dello sviluppo sostenibile.

La coerenza politica dalla S.V. espressa per conto della Regione Marche nel mantenere la “MISSION” del polo lattiero-caseario rappresentato dalla Cooperlat, che ha ottenuto alcune decine di milioni di finanziamenti pubblici regionali per affermarsi, fin dalla sua costituzione, sui vecchi e nuovi mercati della distribuzione, è stata ben riassunta nella sua presa di posizione enunciata nel comunicato stampa del 22 Luglio 2014 dove si affermava che la lavorazione del latte fresco ad Ascoli non aveva alternative.

Tale presa di posizione politica, si identificava, non solo con le istanze delle maestranze, delle OO.SS. territoriali, dei Consiglieri Regionali eletti nella Provincia Picena, del Sindaco di Ascoli Piceno e del Presidente della Provincia, riassunte in un documento da tutti sottoscritto data 26 Luglio 2014 e rimesso alla S.V. nella stessa data, ma anche con una mozione di indirizzo sottoscritta per il momento da 18 Consiglieri Regionali, che rafforza le dichiarazioni della Signoria Vostra medesima.

Come ben si comprende, non si tratta più di una mera trattativa Aziendale, ma di una vertenza territoriale del Piceno, che chiama in causa la Regione Marche, affinché contrasti in modo deciso le scelte ingiuste e immotivate del CDA della Cooperlat, che chiude lo Stabilimento ex Coalac di Ascoli Piceno, per coprire i buchi di bilancio aziendale, causati da perdite per investimenti sbagliati, fatti per l’80% da Aziende piemontesi.

Non è giusto che il Piceno, maggior produttore del gruppo Cooperlat di latte fresco di qualità, che rappresenta il “BRAND” della Trevalli-Fresco Marche-Cigno-Cuore Mio, cioè dei marchi Cooperlat sia il solo territorio a pagare eventuali errori gestionali.

Ricordato e sottolineato quanto precede, lamentiamo il nostro disappunto e rappresentiamo alla S.V. la delusione di quanti hanno confidato nella Sua chiara presa di posizione che non è stata conseguentemente ribadita dagli Assessori delegati alla trattativa. Il disappunto è maggiore nel constatare che la delegazione aziendale si è presentata senza alcun amministratore, con l’intento di non ridiscutere il documento del 16/07/2014, superato dalle dichiarazioni della S.V. con il richiamato comunicato stampa del 22/07/2014.

Il fatto stesso, che gli Assessori delegati alla trattativa, non abbiano consegnato alla delegazione della Cooperlat il documento rimesso alla S.V., sottoscritto da tutti i rappresentanti territoriali, parti sociali ed Istituzioni pubbliche più rappresentative di una corale condivisione e partecipazione dell’intera Comunità Picena ed Ascolana che si riconosce nella lotta delle maestranze della Coalac e dei propri rappresentanti regionali, ci è sembrato essere una evidente contraddizione di contenuti, rispetto alle Sue posizioni.

Chiediamo alla S.V. di assumere ogni utile e decisa azione verso la Cooperlat e soprattutto verso la componente marchigiana del CDA Cooperlat, affinchè il prestigio istituzionale della Regione Marche, non sia soccombente nei confronti di un’Azienda che deve le sue fortune anche all’apporto delle finanze regionali e dei contribuenti marchigiani.

Confidiamo, pertanto, in un Suo intervento diretto, affinché le sue posizioni siano rappresentate come strategia della Regione Marche, senza equivoci e senza ambiguità, così come ci è sembrato di registrare nell’ultima riunione del “tavolo di conciliazione” chiuso in data odierna, con la minaccia di trasferimento delle maestranze nelle sedi di Amandola, Montemaggiore e Jesi, ovvero della messa in mobilità.

Chiediamo alla S.V. di intervenire in modo opportuno sulla vicenda rappresentata, affinché si eviti la riproposizione dell’improvvida decisione del 10 Giugno scorso, con la quale è stato chiuso lo stabilimento, eludendo il previsto confronto regionale, per far trovare anche la S.V. medesima di fronte al fatto compiuto.

Sarebbe una ennesima sconfitta, non solo delle maestranze del Piceno, una soprattutto della Regione Marche il cui ruolo apparirebbe ingiustamente superfluo e marginale, ininfluente sulle scelte strategiche del maggior gruppo lattiero-caseario fortemente voluto dalla stessa Regione.”

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