Pubblichiamo una nota della CGIL Marche

“Le varie ipotesi che circolano in questi giorni su un possibile “prelievo di solidarietà” sulle pensioni “per fare cassa” ripropone una strada vecchia e sbagliata già fortemente contestata dal sindacato.
Più volte abbiamo evidenziato come negli ultimi 15 anni, grazie alle manovre dei vari governi, le pensioni hanno perso il 30% del loro potere d’acquisto. Anche nelle Marche questa “mannaia” ha profondamente colpito i redditi da pensione.

La riduzione, negli anni, delle pensioni da lavoro, frutto della contribuzione versata, ha infatti portato a determinare uno scarto elevato sull’incidenza delle pensioni sopra e sotto i 2.000 € lordi di reddito. Se, infatti, sotto questo scaglione di reddito da pensione si trovano circa il 90% delle pensioni Inps erogate nelle Marche, la percentuale tocca oltre il 99,7% man mano che la verifica si effettua sulla popolazione più anziana (dati 2013).

Ripercorrere strade vecchie, già utilizzate dai governi precedenti, non solo non ha nulla di innovativo ma segna una volontà discriminatoria su quella parte della società che ha contribuito con il proprio lavoro, e non solo, a costruire questo nostro paese.
Se il governo necessita di risorse deve decidersi ad imboccare la strada della redistribuzione delle risorse prendendole dai redditi alti, da tutti i redditi! I dati dell’Inps rilevano anche che l’importo medio delle pensioni marchigiane si attesta intorno ai 675€ mensili lordi con un divario di oltre 240€ con la media nazionale.

Questa insostenibile situazione, che ha già determinato l’estensione della precarietà e della povertà tra i pensionati con drastici tagli alle spese sanitarie e alimentari, rafforza la nostra volontà nel richiedere una concreta inversione. La raccolta di firme per la campagna “NON SIAMO SERENI” promossa unitariamente dai sindacati pensionati di Cgil Cisl Uil che, anche dalla nostra regione, ha registrato l’invio di migliaia di cartoline al governo Renzi, esprime un chiaro e non più eludibile bisogno. I pensionati ancora aspettano gli 80 euro.”

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