Sono già passati 13 anni da quel giorno, da quella data che ha cambiato radicalmente il mondo. Era l’11 settembre del 2001 quando due aerei si schiantarono contro il World Trade Center di New York e un terzo velivolo colpì il Pentagono a Washington.

Da quel tragico evento, molte cose sono cambiate. Sono scaturite due guerre, una in Afghanistan e una in Iraq, che hanno cercato di estirpare il cancro del terrorismo islamico nel mondo, un fenomeno che ha poi continuato a mietere vittime in tutto il mondo, come a Madrid nel 2004 e a Londra nel 2005 e in tanti paesi a maggioranza islamica, come Egitto e lo stesso Iraq, dilaniato dall’odio tra sunniti e sciiti.

Nel 2011, il fautore ed ispiratore di questa tragedia, il leader di Al Qaeda, Osama Bin Laden, veniva ucciso in un blitz dalle forze speciali statunitensi in Pakistan, ma possiamo affermare con certezza che non si sono fermate le aspirazioni di conquista da parte del radicalismo islamico, che ha continuato a mietere vittimi ed alimentarsi con i proclami di odio dei nuovi leader del fondamentalismo, come l’autoproclamatosi califfo Al Baghdadi, capo dell’Esercito Islamico in Siria ed Iraq, al momento, la più pericolosa, spietata e ben finanziata nuova minaccia al mondo occidentale.

Oggi, 13 anni dopo quella data che nessuno dimenticherà, l’Occidente si trova ancora faccia a faccia con le sue paure, cercando di evitare che una nuova tragedia possa accadere nuovamente. Il Presidente Barack Obama ha deciso di rimediare alle minacce fondamentaliste dell’Isis con attacchi arei mirati che possano indebolire ed eliminare la minaccia jihadista.

Il problema è ancora molto attuale e le nazioni occidentali, a partire da Stati Uniti e Regno Unito, hanno alzato le misure di sicurezza, e ora anche il fenomeno immigrazione deve essere ben controllato per evitare nuovi attacchi.

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