ASCOLI PICENO- Mille e trentotto Euro in più per un laboratorio artigiano “tipo”, ottocento e ottantasei Euro in più per un negozio. Questo è il “conto” che piccole imprese artigiane e commerciali del Piceno si ritrovano a dover pagare in questo pesantissimo tax day del 16 dicembre 2014. L’osservatorio permanente nazionale della Cna sulla tassazione delle Pmi ha elaborato i dati della provincia picena e portato alla luce un livello di tassazione davvero difficile da sostenere. “In un’analisi di qualche mese fa – spiega Francesco Balloni, direttore della Cna di Ascoli – era emerso che fino a ferragosto le nostre piccole e medie imprese artigiane e commerciali dovevano lavorare per il fisco. Solo nei mesi successivi per il vero e proprio reddito d’impresa. Ora questa ennesima mazzata che, a dispetto di tutti i proclami su innovazione e slancio produttivo, renderà ancora più difficile per le imprese investire per il futuro e per l’occupazione”.

Imu, Tasi, Tari e Ici – nelle diverse modulazioni in base al tipo di attività e alla sua collocazione territoriale – nel 2011 (è questo il raffronto fatto dall’Osservatorio Cna) costavano a una piccola impresa artigiana del Piceno una media di 1.946 Euro. Nel 2014 la cifra è diventata di 2.985 Euro. Con un incremento rispetto all’anno scorso del 6,8 per cento e addirittura con un più 53,4 per cento rispetto ai valori del 2011. Più o meni stessa mazzata per un negozio alle prese con il pagamento delle medesime tasse. Nel 2011 1.691 Euro, nel 2014 2.576 Euro. Con un incremento dell’8,4 per cento rispetto all’anno scorso e del 52,4 per cento rispetto al 2011. “Le imprese si spettano una riduzione della tassazione – aggiunge Luigi Passaretti, presidente della Cna Picena – invece Imu, Tasi e ora anche la Tari, ovvero la tassa sullo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, vanno a completare un micidiale terzetto di imposte comunali che pesano sia sugli immobili a destinazione abitativa, sia su quelli delle imprese. Ciò è quanto ci attende in questo terribile 16 dicembre a fronte si speranze e aspettative, per ora del tutto disattese, di portare almeno la deducibilità dell’Imu dall’attuale 20 per cento al 100 per cento”,

Il Piceno – sempre in base allo studio Cna – si pone in una posizione per fortuna ben lontana dai casi limite, come quelli di Reggio Calabria o di Bologna, dove il carico d’imposta è quasi raddoppiato dal 2011 ad oggi. Ma ben lontana anche dagli esempi più “virtuosi” di città come Viterbo o Padova, dove l’aumento dell’imposizione locale è rimasto contenuto fra i 200 e i 300 Euro complessivi. Nelle Marche, invece, la maglia nera per l’incremento di imposizione va a Fermo per i laboratori artigiani (più 80 per cento) e a Pesaro per i negozi (più 105 per cento).

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