Pubblichiamo una lettera di Mons. Giovanni D’Ercole, vescovo di Ascoli Piceno

“Caro Gesù Bambino,

In questi giorni sei certamente occupato nell’accontentare le richieste che ti giungono da piccoli e grandi. Ascolta anche me, che per conto di molta gente che non osa farlo direttamente, ti domando un dono importante: il lavoro. La crisi economica e la disoccupazione impediscono a troppe persone di dormire! Me ne sono reso conto lo scorso 11 dicembre, nell’incontro che nella chiesa di San Marcello ha riunito diversi rappresentanti della società civile e religiosa di Ascoli e San Benedetto con i rispettivi vescovi. Ci siamo incontrati per cercare insieme come oltrepassare il guado, e tutti hanno espresso il desiderio di continuare questo cammino per mantenere viva la speranza, in un momento, come quello attuale, di sconforto e, quel che sembra più grave, di diffusa sfiducia nel futuro.

Ti prego, Gesù: dalla grotta di Betlemme facci dono dell’impegno indispensabile per non cedere alla tentazione dello scoraggiamento. La crisi, prima di essere economica, è caduta di valori, d’identità, di spirito comunitario. Facci capire che per rialzarci si deve camminare insieme – tutti insieme – e che ognuno deve mettere del suo per il bene di tutti. Nessun può pensare di costruire la propria felicità da solo! Aiuta la nostra Diocesi a portare a compimento il “Progetto Policoro”, che meglio illustreremo a quanti sono interessati. Non vogliamo e non possiamo diventare imprenditori, ma intendiamo sostenere, formare, accompagnare e supportare con mezzi e risorse il mondo dei giovani e degli over 40 anni, maggiormente penalizzati dalla crisi. Vogliamo annunciare il Vangelo cambiando la cultura del lavoro, suscitando nuove energie imprenditoriali. Rendi tutti consapevoli che la potenzialità del nostro territorio è nel cuore, nella mente, e nelle mani degli uomini e delle donne che lo abitano. Non possiamo cercare lontano i mezzi, perché l’ingegno umano e la buona volontà sono risorse primarie che tu ci ha donato, e che dobbiamo sviluppare e potenziare.

Lo sento: tu ci assicuri il tuo aiuto, ma ci ripeti che dalla crisi usciremo insieme, se ciascuno assolverà il suo compito specifico: gli imprenditori investendo in modo equo ed etico nel territorio valorizzandone le potenzialità; i lavoratori essendo modelli di professionalità, di serietà e di corresponsabile gestione dell’impresa; i sindacati facendosi promotori di rettitudine e di responsabilità sociale senza tutelare privilegi corporativi; le istituzioni mettendosi al servizio del territorio programmandone coraggiosamente lo sviluppo; le associazioni diventando luoghi di dialogo e scambio e mai di chiusura autoreferenziale. Stimola noi, uomini di Chiesa, a farci promotori di una sinergia attiva, che veda tutti corresponsabili di un progetto, ciascuno con un proprio ruolo specifico e da protagonista. In modo speciale, caro Bambino Gesù, ti affido i giovani, che sono il presente e il futuro di tutti noi: come dono natalizio porta loro una grande voglia di ottimismo e la passione per questa terra, che loro solo possono rendere più ricca di vita e di speranza.

Il premio Nobel Muhammad Yunus, che lanciò la proposta del micro-credito rivelatosi per non pochi popoli il segreto della ripresa economica, ripeteva: “Un giorno i nostri nipoti andranno nei musei per vedere cosa era la povertà”. Per lui era un auspicio, ma tu, caro Gesù, puoi fare molto di più. Fa’ che arrivi il giorno anche per noi, e non molto lontano, in cui della crisi possa restare solo il ricordo di un passato che ci ha insegnato a essere corresponsabili, pieni di iniziative senza attendere che dall’esterno vengano a risolvere i nostri problemi.

Grazie, caro Gesù Bambino: tu non deluderai la speranza di tanta gente, che con me si appresta a celebrare con fede il tuo Natale. Precedi i nostri passi e guidaci in questo cammino di dura risalita. Sono certo che con il tuo aiuto ce la faremo!

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