OFFIDA – Nella giornata del 27 febbraio i primi cittadini di Offida, Castorano e Spinetoli hanno espresso il proprio dissenso riguardo le trivellazioni nel Piceno. Qualcuno ha avuto delle perplessità riguardo al loro parere. Rifondazione Comunista, tramite il segretario provinciale Davide Falcioni ha rilasciato una nota che pubblichiamo:

“Valerio Lucciarini, Daniel Claudio Ficcadenti e Alessandro Luciani, sindaci in quota Partito Democratico dei comuni di Offida, Castorano e Spinetoli, hanno diramato ieri una nota nella quale esprimono fermo dissenso rispetto alle trivellazioni in svariati comuni del Piceno per la ricerca di idrocarburi. Al termine del comunicato i primi cittadini invitano a non strumentalizzare a fini politici la questione. Ebbene, non raccogliamo l’invito.

La questione è, infatti, di carattere strettamente politico. I sindaci del Pd, infatti, sostengono un governo, e un partito, che ha approvato nei mesi scorsi il decreto Sblocca Italia, una legge votata da tutto il Pd (compreso il parlamentare offidano Agostini) il cui scopo è esattamente quello di rimuovere tutti i vincoli alla realizzazione di opere, comprese le trivellazioni, considerate d’interesse strategico.

L’interesse strategico, tuttavia, è di carattere strettamente privato e non tiene minimamente conto delle esigenze dei territori, del rispetto dell’ambiente e della valorizzazione dei beni comuni, di cui tanto si riempiono la bocca a ridosso delle campagne elettorali. Sia chiaro, quindi, che le responsabilità delle trivellazioni è da ascrivere a quanti in Parlamento hanno votato il decreto Sblocca Italia e a quanti, nelle nostre città, legittimano ogni giorno le scelte del Governo Renzi.

Il Decreto Sblocca Italia, infatti, rilancia le grandi opere (nonostante scandali), la svendita del patrimonio pubblico, aumenta gli inceneritori, dà il via libera a perforazioni per la ricerca di idrocarburi e alla costruzione di gasdotti, come sta accadendo nel Piceno. Al Capo III (articolo 7) il decreto contiene persino l’imbroglio di norme che trattando di mitigazione del dissesto idrogeologico in realtà mirano ad un’autentica privatizzazione del servizio idrico. Infatti, viene modificata la disciplina relativa alla gestione dell’acqua imponendo un unico gestore in ciascun ambito territoriale favorendo le grandi aziende e multiutilities, molte delle quali già quotate in borsa.

Il decreto rappresenta un passaggio fondamentale nel solco della piena realizzazione del piano di privatizzazione e finanziarizzazione dei beni comuni e delle aziende pubbliche. L’obiettivo del governo appare ormai chiaro: imporre agli Enti Locali la quotazione in borsa delle azioni delle aziende che gestiscono servizi pubblici, costringere a fusione e accorpamento secondo le prescrizioni già previste dal piano sulla spending review.

Un vero e proprio ricatto nei confronti degli Enti Locali che costretti dai tagli dei trasferimenti statali, avrebbero come unica possibilità la cessione delle loro quote al mercato azionario per poter usufruire delle somme derivanti dalla vendita, che il Governo, per questa via, si premura di sottrarre alle tenaglie del patto di stabilità”.

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