ASCOLI PICENO –  Sulla chiusura della Prysmian, interviene anche Rifondazione Comunista, con una dura nota

“L’ennesima mattanza nel distretto industriale ascolano, giustificata come “scelta più semplice” da un’azienda che non può certo vantare un bilancio negativo”, dicono gli esponenti di Rifondazione.

“Oltre al danno, anche la beffa per i lavoratori che, appena due mesi fa, erano stati gratificati con un premio alla produzione e invece oggi devono assistere al trasferimento di macchine e materiali volta degli altri due stabilimenti dislocati in altre regioni. La Prysmian ha confermato che la crisi non è la ragione per lasciare a casa 120 lavoratori, bensì non ben chiare ragioni di carattere strategico. I dirigenti della società evidentemente ignorano il dettato costituzionale che, all’articolo 41, recita: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali“. Nessuna di queste indicazioni è minimamente presa in considerazione, dal momento che la chiusura non fa altro che contribuire alla desertificazione della zona industriale di Ascoli Piceno e al conseguente impoverimento di 120 famiglie. In questo quadro ci rifiutiamo di partecipare al carosello di politici che in questi giorni esprimono vuota solidarietà ai lavoratori, salvo appoggiare partiti che in ogni sede agevolano la deregolamentazione delle imprese, che evidentemente si sentono – e sono – libere di spremere centinaia di lavoratori, succhiarne la vita stessa, poi abbandonarli in mezzo a una strada dall’oggi al domani. La risposta dei lavoratori a costoro giunga forte e chiara: lotta. Lotta per il diritto al lavoro, alla dignità, diritto ad essere riconosciuti persone e non macchine. A loro, e solo a loro, va tutta la nostra solidarietà e la garanziea del nostro appoggio ad ogni iniziativa di lotta, anche radicale, per la salvaguardia del lavoro. “

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