MONSAMPOLO DEL TRONTO – Si chiama razionalizzazione, ma è un termine politicamente corretto. Si intende disservizio e impoverimento. Così i sindaci di Monsampolo del Tronto, Pierluigi Caioni, e il sindaco di Colli del Tronto, Andrea Cardilli, stanno cercando di arginare la chiusura degli uffici postali cittadini, prevista per il prossimo mese di aprile, assieme ad una ulteriore “sforbiciata” per gli uffici postali di Monteprandone, Poggio di Bretta, Montemonaco e Ripaberarda. Una goccia nella “razionalizzazione” di Poste Italiane, con 455 uffici chiusi in tutto lo Stivale.

In data odierna, 13 marzo, i due primi cittadini hanno incontrati i referenti sindacali di Poste Italiane (per Uil Poste Marinella Sorgi, per la Cgil Barbara Nicolai, per la Cisal Vincenzo Valerio, per la Sailp Comunicazione Terenzio Cimini – per fare il punto della situazione.

“Dall’analisi della situazione – si legge nella nota firmata coi sindacati – emerge con chiarezza l’impressione che tali chiusure siano state prese senza tenere in minima considerazione le esigenze e le necessità dei singoli territori, dei cittadini in generale e delle fasce più deboli in particolare, ma siano frutto di un mero ragionamento legato a dati e cifre, secondo un puro criterio di economicità e di convenienza dell’azienda”.

“Se così fosse, non si comprende come, davanti alla proposta già avanzata dal sindaco di Monsampolo in una nota a Poste Italiane del 23 febbraio scorso, sposata in pieno anche dal sindaco di Colli del Tronto e apprezzata e condivisa dalle forze sindacali, di venire incontro all’azienda facendosi carico di parte o tutte le spese per l’affitto e per le utenze degli uffici postali pur di non perdere un servizio ritenuto essenziale per le Comunità dei due centri piceni, l’azienda non abbia dato alcun riscontro e resti sulle sue posizioni: è assurdo che si vada a tagliare un servizio essenziale in territori che per caratteristiche demografiche e morfologiche ne hanno maggior bisogno” continua la nota.

“Davanti ad una motivazione prettamente economica – in nessun modo condivisa dalle amministrazioni e dai sindacati – preso atto dello sforzo economico delle amministrazioni e senza alcun aggravio di spesa per il personale in servizio che resterebbe tale, non è sinceramente comprensibile che Poste Italiane non riveda i suoi piani e rinunci a tali chiusure”.

Dunque i comuni di Monsampolo e Colli del Tronto, con l’appoggio del Comune di Monteprandone, chiudono  Poste Italiane di tornare sui suoi passi e di valutare un regente invito dell’Agcom regionale, “specie nel territorio piceno che, complice anche una crisi economica senza precedenti, vede i propri cittadini ancora una volta depauperati di servizi e diritti fondamentali”.

 

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