VERONA  – Da domenica 22 marzo a giovedì 26 si tiene la 49° edizione del Salone internazionale  del vino e dei distillati, ho potuto ammirare da vicino una delle più importanti fiere del settore. Organizzata in padiglioni di dimensioni enormi, ogni regione italiana espone i proprio vini, distinti tra vini, vini bio e biodinamici e un padiglione interamente dedicato all’0lio d’oliva, congiuntamente a  numerosi workshop.  Più di 4mila aziende da 24 Paesi, operatori specializzati da 120 nazioni del mondo, in rappresentanza di tutti i continenti, e oltre 90mila metri quadrati espostivi netti.

Quattro giorni, da domenica 22 a mercoledì 25 marzo dedicati a business, cultura e formazione nel settore vitivinicolo, ma non solo. In contemporanea a Vinitaly si svolgono anche Sol&Agrifood, rassegna sull’agroalimentare di qualità, ed Enolitech, appuntamento con la tecnologia innovativa per la filiera dell’olio e del vino. Un viaggio tra le regioni italiane restando a Verona è quello che il  Vinitaly rende possibile, dal Salice Salentino al Cabernet, passando dal Brunello di Montalcino e il Verdicchio, impossibile forse riuscire a vedere ogni cosa.   I vini marchigiani sono presenti nel padiglione Marche, con il Consorzio dei vini Picenos e anche all’interno del VIVIT con le aziende produttrici di vini bio.

Ma quale  futuro aspettarsi per il vino biologico, numeri importanti al Vinitalybio,  settanta cantine certificate e oltre 500 etichette, numerose le aziende del Piceno che hanno partecipato con  il Consorzio Terroir Marche un interesse crescente da parte dei buyer,   nel salone specializzato , realizzato in collaborazione con Federbio, ma non solo, con il convegno “La revisione della normativa sul vino biologico. Il comparto si confronta”, organizzato da Federbio, l’appuntamento diventa anche momento di consultazione tra tutti gli attori del comparto vitivinicolo italiano sulla revisione, a tre anni dalla sua entrata in vigore, del regolamento Ce 203/2012 che norma la produzione dei vini biologici. Al convegno, organizzato da FederBio assieme ad AIAB e ad Associazione Italiana per l’Agricoltura Biodinamica, svoltosi il 23 marzo nell’ambito di Vinitaly, è stata presentata da Giacomo Mocciaro del Ministero delle politiche agricole e forestali la proposta di revisione in discussione a Bruxelles, con le modifiche che riguardano in particolare l’eliminazione o il mantenimento di alcune pratiche enologiche per la produzione di mosti concentrati, il cui utilizzo è di fondamentale importanza per la produzione di vini in Italia.
Pensato da Veronafiere come luogo di incontro della domanda e dell’offerta in chiave promozionale e commerciale – afferma Damiano Berzacola, vicepresidente vicario di Veronafiere –, Vinitalybio ha avuto da subito il favore degli operatori commerciali in arrivo da tutto il mondo. Oggi al suo secondo anno di vita il salone diventa anche spazio di discussione per porre le basi di alleanze e sinergie anche con le organizzazioni di altri Paesi europei. In un momento di crescita del vino biologico, che ha visto un incremento del 67,8% di ettari vitati da 40.480 ettari del 2008 e 67.937 del 2013, è importante che le regole siano chiare e facilmente applicabili dalle aziende del comparto – sottolinea Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio -. Con il convegno vogliamo avviare un confronto con tutti gli attori del mondo del vino e del settore del bio italiani affinché il Ministero possa essere sostenuto al meglio in sede comunitaria”.

Un atto necessario per arrivare ad una normativa sul vino biologico che valorizzi il lavoro e l’impegno dei produttori italiani nel rispetto della tradizione enologica del nostro Paese. “È indubbio – ha commenta Mauro Braidot di UPBIO, che rappresenta i produttori biologici e biodinamici italiani – che senza la parte enologica non possiamo ottenere il vino e quindi è opportuno salvaguardare quelle pratiche, come quella del mosto concentrato, che sono di estrema importanza in particolar modo per la produzione nelle regioni a forte tradizione viti vinicola del nord Italia. Dal punto di vista del consumatore – ha proseguito Braidot – è invece necessario lavorare per ridurre i coadiuvanti, al fine di marcare ulteriormente la differenza tra vino bio e vino tradizionale anche in cantina”. Tra i coadiuvanti anche i solfiti, per i quali i produttori italiani vorrebbero ridurre ulteriormente le quantità ammesse.

 

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