ASCOLI PICENO – Expo 2015, la grande esposizione internazionale che ha per oggetto principale il cibo, ha amplificato l’attenzione nei confronti di ciò che mangiamo. Da diversi anni molte organizzazioni hanno posto l’attenzione a un ritorno ad una coltivazione che rispetti i cicli naturali, che fosse più compatibile con l’ambiente per ottenere prodotti qualitativamente migliori e, al contempo, far recuperare quello stile di vita agreste che favorisce le relazioni interpersonali.

In quest’ottica, la cooperativa sociale Eureka di Comunanza ha ideato il progetto “Hortum Colere, coltiviamo il nostro territorio” con il quale si pone l’obiettivo di sviluppare una sensibilità ambientale, una educazione e coscienza alimentare, una conservazione delle tradizioni nonché dell’impronta storica e antropologica del territorio.

L’iniziativa, attuata con il patrocinio della Fondazione Carisap di Ascoli Piceno, si svolgerà nel corso di due anni attraverso l’attuazione di due aule didattiche dedicate, una agli orti sociali e l’altra vedrà la partecipazione della fattoria “Angolo di Paradiso” di Amandola. La zona interessata dal progetto comprende non solo Amandola, ma si estende all’area del territorio del Parco Nazionale dei Sibillini.

L’esperienza nella fattoria didattica prevede una serie di laboratori su dieta mediterranea, cibo biologico, lavorazione prodotti agricoli, approccio alla biodiversità, rivolti a ragazzi delle scuole.

La presidente della cooperativa Maria Lupi, ha spiegato: “Noi operiamo sul territorio da sei anni, siamo una cooperativa sociale di tipo A e ci occupiamo di servizi socio-educativi, assistenziali e sanitari. Il progetto consiste nell’agricoltura sociale in tutte le sue sfaccettature e parte importante è l’Istituto Comprensivo di Amandola e Montefortino”.

Un vasto terreno agricolo del Comune di Amandola sarà utilizzato per la creazione degli orti sociali, i cui lotti saranno assegnati secondo criteri precisi, e per la realizzazione dell’orto didattico, una serie di laboratori per i ragazzi delle scuole dove apprendere le tecniche dell’orticoltura, di quella conserviera e cimentarsi con le arti contadine della lavorazione del vimini e dell’impagliatura.

“I principali destinatari sono i giovani, gli anziani e le famiglie – precisa la presidente – in particolare noi abbiamo puntato sullo scambio intergenerazionale quindi vedremo cimentarsi nelle varie attività proposte, proprio gli anziani e i giovani”.

La produzione agricola, di carattere biologico, andrà in aiuto dell’economia delle famiglie e parte del raccolto sarà devoluto alla Caritas Diocesana.

Una proposta che guarda al futuro lavorando sul passato rurale per la valorizzazione del territorio e la formazione di una coscienza alimentare più attenta alla ecosostenibilità, all’impatto ambientale, alla filiera corta.

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