ASCOLI PICENO – La Uil  attraverso il suo ufficio politiche territoriale ha diramato uno studio sull’impatto della Tasi nelle diverse realtà italiane per quanto riguarda la prima casa. Molto lusinghiero il risultato per Ascoli Piceno che, tra le città capoluogo, presenta un costo medio della Tasi sulla prima casa di di 46 euro procapite e si piazza al secondo posto dietro solo alla città di Asti. Per apprezzare la classifica è necessario considerare che la media nazionale del costo Tasi pro capite tra le città capoluogo risulta essere di 230 euro e – per quel che concerne il livello medio di tutti i comuni italiani – di 180 euro.

” Nonostante la persecuzione operata dal Governo Renzi ai danni dei comuni”, dice il Sindaco Castelli, ” la prima casa ad Ascoli è preservata dall’aggressione fiscale che ha costellato il panorama italiano. Il prelievo immobiliare locale ha assunto proporzioni ciclopiche nel nostro paese: siamo passati da un gettito ICI del 2011 pari a 9.2 mld euro ad un gettito IMU/TASI che nel 2014 ha sfiorato i 25 mld di euro. Sono cinque anni che facciamo spending rewiew e, ora come ora, ogni sindaco italiano – a fronte dei tagli selvaggi operati dal governo nazionale – si trova nella drammatica condizione di dover optare per la scelta di tagliare i servizi oppure di aumentare le tasse.

A ciò si aggiunga che il prelievo sui capannoni industriali (che oggi è al centro di un commento di Confartigianato Ascoli) è appannaggio, non dei comuni, ma prevalentemente dell’erario nazionale che trattiene il 7.6% del balzello sugli immobili di categoria D (capannoni, alberghi, strutture produttive ecc.).”

“Ad Ascoli evidentemente abbiamo voluto (e dovuto) fare una scelta di tipo sociale e, visti i ristrettissimi margini di manovra sul piano delle politiche fiscali, abbiamo scelto di proteggere la prima casa verso la quale abbiamo concentrato i nostri maggiori sforzi,” prosegue Castelli, “qualora la prossima legge di stabilità dovesse consentircelo, il prossimo anno cercheremo di migliorare il prelievo anche sugli altri immobili, a partire dai capannoni industriali. Per farlo basterebbe che lo Stato riducesse la quota di prelievo IMU di sua “spettanza” ma da Renzi non mi aspetto molto. Come al solito dovremo fare da soli.

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