Un’ora di diretta all’interno di altre ventitre, inzeppate di repliche. E’ lo strano destino di “Calciomercato – L’originale”, gioiello televisivo disperso nel palinsesto di Sky Sport. Traino, questo sconosciuto. A spingere Alessandro Bonan e la sua truppa è spesso la sintesi di una partita datata, a volte nemmeno di grido.

“Speciale Calciomercato” (un tempo si chiamava così, prima che altre trasmissioni si impossessassero del titolo) maneggia l’argomento pallonaro più abusato, ma che diventa spunto per uno show tanto originale (per l’appunto) quanto inimitabile.

Si parte da un presupposto: quello della credibilità. Forte, compatta, indistruttibile. Gianluca Di Marzio è il migliore sulla piazza in materia di ingaggi e trasferimenti. Ogni notizia è una conferma, ogni indiscrezione poggia su un’ipotesi concreta, ogni annuncio fa da apripista, con buona pace della concorrenza.

Il resto vien da sé. Regia dinamica e concentrata sul dettaglio, telecamera sempre in movimento (stile già visto alle “Invasioni Barbariche”), servizi brillanti e mai retorici e soprattutto ritmo. “Quando conduco è come se avessi una musica in testa”, confessa Bonan.

Musica in testa e di sottofondo, che ti trascina, ti travolge. “Calciomercato” non conosce momenti morti, pur non affidandosi mai alla pubblicità, che fa capolino giusto alla fine, poco prima dei saluti.

Lo spirito? Quello arboriano. Leggerezza, serenità, riflessione intelligente che va a braccetto con un cazzeggio a tratti surreale. “Il mio sogno è poter emulare quel clima. Credo nelle atmosfere, poco nella scrittura di un programma. O meglio, solo se c’è il clima giusto puoi concentrarti sulla scrittura, ma deve trasparire il concetto del divertimento”.

Se il padrone di casa è Arbore, Fayna (l’internauta navigato) è Frassica. Disturbatore gradito, intruso invocato. I due si passano la palla, si pestano volutamente i piedi, si mandano amabilmente al diavolo. Il risultato è eccellente. E se poi nel pentolone ci inserisci Corrado Orrico – l’ospite più rock ed anticonformista – lo sprint è garantito.

Mentre in altri contesti si rispolverano moviola, telecronisti ultrà e la rediviva categoria delle bellocce (autorizzate a pontificare in quanto consorti di un calciatore), sul satellite si abbandonano i vecchi retaggi, si sperimentano nuovi linguaggi.

Bonan ha fiuto, contamina i generi. Come in “Indietro tutta” la sigla è autoprodotta: “L’idea mi balenava in testa da un po’. E’ un gioco, un modo per far parlare di noi”.

Anche i decibel ricoprono un ruolo importante. Il tono è tassativamente moderato, il pubblico in studio – attivo e complice – non supera le dieci unità. L’impalcatura si priva così della consueta retorica televisiva, andando dritta al sodo.

Bonan spicca per altruismo, brillante cultore del “tocco e via”, della giocata di prima, della palla tenuta il meno possibile tra i piedi. Non a caso seleziona gli ospiti con attenzione minuziosa.

Due anni fa, al fianco di Simona Ventura, forse l’esperienza più deludente. Lui, abituato al tiki-taka verbale, a “Cielo che gol” venne soffocato da una coabitazione ingombrante. L’avventura naufragò rapidamente. Qualcuno era di troppo. Indovinate chi…

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