ASCOLI PICENO –  Qualche giorno fa giungeva presso il 113 della Questura la telefonata di una donna in evidente stato di alterazione emotiva la quale evidenziava chiari intenti suicidi. L’operatore riusciva a trattenerla al telefono il tempo di far intervenire un operatore specializzato che attraverso una delicata fase di comunicazione riconduceva la donna alla tranquillità e, riuscendo a capire dove si trovava. La donna veniva quindi accompagnata da un’amica che la ospitava per la notte e l’indomani mattina veniva sentita dagli operatori specializzati per chiarire la situazione.

Dopo diverse ore di difficile colloquio, dal doloroso racconto della donna emergeva una realtà sconcertante, dietro la facciata di una tranquilla famiglia dell’interland ascolano si nascondevano in realtà anni di violenze e soprusi da parte del marito nei confronti di moglie e figli.

Nel corso dell’ultimo furioso litigio in famiglia, dopo gli insulti, le botte e il lancio di oggetti, era stato tirato fuori anche un coltello con cui l’uomo avrebbe cercato di colpire la moglie, solo l’intervento del bambino che si era frapposto a protezione della mamma aveva evitato il peggio permettendo alla donna di riuscire a scappare di casa. Dopo qualche ora in cui aveva vagato sola e disperata per la città di Ascoli la donna aveva infine contattato il 113.

L’uomo è stato denunciato all’autorità Giudiziaria, tuttavia nell’attesa dei tempi della giustizia sono state attivate d’iniziativa del Questore tutte quelle attività preventive finalizzate ad interrompere la condotta criminosa ed evitare ulteriori conseguenze. Nell’immediatezza sono state sequestrate tutte le numerose armi che il soggetto deteneva in casa inoltre l’uomo è stato ammonito dal Questore secondo quanto previsto con le misure di prevenzione per violenza domestica.

Propria in quest’ottica è stato istituito un apposito ufficio, incardinato nella predetta Divisione Anticrimine che ha lo scopo di trattare le problematiche in questione. La delicatezza della materia richiede una particolare preparazione nonché una profonda capacità empatica degli operatori, infatti le vittime sono spesso legate ai loro carnefici da vincoli affettivi e familiari e fino all’ultimo si dimostrano reticenti oppure sono da anni coinvolte in una spirale di violenza fisica e psicologica circostanza che le rende estremamente difficili da gestire e aiutare.

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