Piccolo è bello, si diceva qualche tempo fa. E se non una salvezza, e senza assegnare alle dimensioni funzioni salvifiche o peggio – come spesso accade – scioccamente catastrofistiche, il “piccolo” è sicuramente un aggettivo che si addice positivamente al Piceno.

La riflessione che scaturisce dai dati presentati dal professor Gianluca Gregori dell’Università Politecnica delle Marche, elaborati grazie alla collaborazione della dottoressa Domenica Costantini, è appunto fattuale e non teorica: le dimensioni dell’economia (aggiungeremmo: dell’economia “rimasta”) del Piceno sono piccole e piccolissime. “La fuga delle multinazionali” come ha spiegato Gregori, “ha determinato una struttura economica con un pugno di medie aziende capaci di competere sui mercati internazionali e migliaia di aziende piccole e individuali le quali costituiscono, di fatto, l’asse portante dell’economia provinciale”. Altro che problema: il piccolo è l’unico elemento di resistenza rispetto alla devastazione della crisi dell’ultimo decennio.

Ecco, da qui nasce la necessità di “fare rete”, mettere in relazione realtà a volte simili altre diverse. Nel settore del turismo e non solo. Lo stesso Gregori giustamente rimarca che “sarebbe folle pensare che le perdite occupazionali degli ultimi anni fossero riassorbite dal settore turistico”. Tuttavia delle circa 15 mila piccole imprese, molte hanno relazioni dirette o indirette coi flussi turistici. Insomma: non la soluzione del problema, probabilmente la mitigazione dello stesso.

Apprezzabile dunque lo sforzo di Piceno Senso Creativo e del Gal di creare sistemi che si muovano in maniera coordinata verso progetti in gradi di attrarre visitatori nel Piceno e nell’area rurale. Consapevoli che queste iniziative sono una parte dell’ingranaggio complessivo (ad esempio il ripopolamento interno garantito dai nord-europei è altro elemento non trascurabile), e che i vari “nodi” della “rete” debbano stringere in maniera puntuale elementi come qualità (e dunque selezione dei prodotti e delle iniziative, per quanto di nicchia possano apparire), tradizione (nulla si inventa e secoli di professionalità non vanno persi nel modernificio), competenza (nella comunicazione integrata, grafica), interazione (dove un elemento, turistico, enogastronomico, artigianale, ambientale o anche industriale va sempre promosso in un pacchetto di misure che integra al suo interno tutti gli altri componenti).

Si tratta di aspetti che hanno una vasta “rassegna stampa” che crediamo abbia radici già alla metà degli Anni Novanta; ciononostante sarebbe ingeneroso non notare come ciò che un tempo era relegato alle parole e a progetti sulla carta, ultimamente si stia concretizzando in iniziative di valore (tra cui, ovviamente, Piceno Senso Creativo). Evidentemente siamo in un’epoca in cui la necessità obbliga ad aguzzare l’ingegno.

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