ASCOLI PICENO –  “Il Sindaco ha risposto  in Consiglio Comunale all’interrogazione su Palazzo Sgariglia con errori e strafalcioni non consoni al suo ruolo. Il palazzo di pregio storico artistico è stato “svenduto” dal Comune ad una influente banca d’affari.” Così Giancarlo Luciani Castiglia, consigliere comunale Pd, commenta la risposta del primo cittadino sul tema di Palazzo Sgariglia, da poco riaperto.

Prosegue Castiglia: “il valore di conferimento è stato di 3,2 milioni di euro (a 680 euro al mq) e da quale momento il Comune di Ascoli Piceno ha perso la proprietà di uno degli immobili più importanti, prestigiosi e dal più rilevante valore storico della città.
Per avere cosa? Per ottenere la ristrutturazione del Palazzo secondo presunte finalità di Housing Sociale che dureranno forse 8 anni. Cosa ha in mano il Comune: un pugno di quote in mano, per la precisione 64. Quanto valgono queste quote? Nessuno lo sa. Il Fondo HS non è quotato. Lo sapremo probabilmente nel 2025, o addirittura nel 2039 alla scadenza del Fondo stesso. Intanto però tale attivo (la proprietà di 64 quote del fondo) è iscritto in qualche parte del Bilancio Comunale per l’importo del conferimento, ovvero 3,2 mln di euro ma in realtà è un valore fittizio.”
Le 64 quote in possesso al Comune di Ascoli, le nostre 64 quote, non solo non hanno quotazione, ma non hanno nemmeno nessuna garanzia di rendimento e di mantenimento. Cioè alla scadenza del fondo potremmo non riprendere ciò che abbiamo iscritto come valore dell’immobile – peraltro sottostimato – ovvero 3,2 milioni di euro.”

“Abbiamo parlato delle finalità di Housing Sociale dell’operazione su Palazzo Sgariglia: in realtà la cosa si riduce all’affitto su 24 appartamenti del Palazzo a canone definito “calmierato”, ma che sarà intorno ai 450/500 euro al mese.
Nel luglio 2015 la situazione è anche peggiorata con la convenzione che la Giunta comunale ha approvato nel luglio del 2015. Ampi margini di discrezionalità al Gestore per tutelare la redditività dell’operazione e nessun margine di potere al Comune di Ascoli.”

“Pertanto, a fronte di slogan trionfalistici, la realtà è che il Gestore avrà facoltà di far saltare la convenzione stipulata col Comune e applicare canoni di mercato che assicurino la redditività della complessa e costosa operazione immobiliare effettuata. Quindi addio alle finalità di housing sociale. Il palazzo era appetibile, anche per gli imprenditori locali, ma non si è neppure tentata la vendita. Si sarebbero avute subito risorse da destinare al sociale.”

Conclude Castiglia: “nella risposta all’interrogazione in Consiglio Comunale il Sindaco ha profuso errori e falsità non consoni al suo ruolo.E mentre a Teramo e a Milano si fa davvero l’Housing Sociale, Ascoli regala gioielli di pregio alle banche d’affari senza ottenere nulla per la città.”

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